Il ritorno della Rosa d’Inghilterra: Kate nel cuore dell’Emilia tra storia e futuro
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un’eleganza che non ha bisogno di corone per brillare, e oggi, tra i portici e il cotto antico di Reggio Emilia, ne abbiamo avuto la prova più lampante. Catherine, la Principessa di Galles, è tornata. E lo ha fatto scegliendo non la pompa solenne di una capitale, ma il calore operoso della provincia italiana, portando con sé quel sorriso che i sudditi britannici – e il mondo intero – hanno atteso con il fiato sospeso per mesi.
È una visita che sa di rinascita. Dopo la tempesta che ha scosso le mura di Windsor, Kate ha scelto l’Italia per il suo primo, vero balzo oltremanica. Non è un caso: la Principessa, dicono fonti vicine a Kensington Palace, avrebbe confessato a William di non vedere l’ora di riabbracciare quel Paese dove, da ragazza, visse la sua stagione fiorentina tra l’arte e la lingua di Dante.
La mattinata è iniziata sotto un cielo emiliano che pareva aver messo da parte ogni grigiore per l’occasione. Entrando nella Sala del Tricolore, lì dove nacque l’idea stessa dell’Italia unita, Catherine è apparsa radiosa, in un completo che omaggiava sobriamente i colori della nostra terra. Ricevendo il “Primo Tricolore” dalle mani del Sindaco, ha mostrato quella regalità moderna che la contraddistingue: una miscela di deferenza per la storia e spontaneità autentica.
Dicono che ne abbia parlato a lungo con William: un viaggio che non è solo diplomazia, ma un pellegrinaggio intellettuale.
Ma il vero motivo che ha spinto la futura Regina fin qui non sono le bandiere, bensì i bambini. Al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, Kate è parsa nel suo elemento naturale. La sua dedizione alla Early Childhood non è un vezzo da dama di carità, ma una missione studiata, quasi accademica.
L’hanno vista chinarsi, con una naturalezza che farebbe inorridire i vecchi protocolli di Buckingham Palace, per osservare i piccoli reggiani all’opera negli atelier. Il “Reggio Emilia Approach” – quel miracolo pedagogico che mette il bambino al centro dell’universo – è da anni sul taccuino della Principessa. Qui, tra pennelli e materiali di riciclo, Kate ha cercato risposte da riportare a Londra, per quel suo grande progetto di riforma sociale che parte dai primi cinque anni di vita.
Mentre la giornata volge al termine, la Principessa si ritirerà tra le colline, al Relais Roncolo 1888.
Stasera, davanti a un calice di buon vino emiliano e al silenzio della campagna, la sua mente probabilmente volerà ai figli rimasti ad Adelaide Cottage, a cui – siamo certi – racconterà di questa Italia che l’ha accolta non come una sovrana straniera, ma come una amica finalmente tornata a casa.
L’Inghilterra può tirare un sospiro di sollievo: la sua risorsa più preziosa è di nuovo in campo, e l’Italia, ancora una volta, è stata la sua medicina migliore.





