Il pasticcio garante regionale dell’infanzia può avere sbocchi clamorosi
Tommaso Ciuffoletti ha postato sui social un commento sulla vicenda del garante regionale sull’infanzia.
Ma il segretario del PD Emiliano Fossi non ha proprio nulla da dire? Silenzio? Si fa finta di nulla?
Pare proprio così. Eppure qua ci sarebbe una questione politica che non si risolverà col giochino di Eugenio Giani di cambiare le regole a proprio piacimento.
Ma raccontiamola bene questa storia.
Tutto nasce quando tale Stefano Scaramelli, già due volte consigliere regionale, non viene rieletto alle elezioni di ottobre. È – come si dice poco elegantemente in questi casi – un trombato.
Poco male, Scaramelli tornerà a fare il lavoro che faceva prima: il funzionario di banca.
Ma c’è un problema. Scaramelli si aspetta qualcosa per il lavoro che ha comunque svolto per il suo partito, Italia Viva, e se non dovesse ottenere qualcosa, minaccia di candidarsi alla segreteria regionale di Italia Viva contro il candidato più gradito a Renzi: Francesco Bonifazi.
Il problema è che Scaramelli potrebbe vincere, perché Bonifazi è gradito a Renzi, ma di andare in giro per riunioni e assemblee non ha gran passione, cosa che invece Scaramelli fa.
Ecco dunque che nel partito di Matteo Renzi la parola d’ordine diventa “A Scaramelli qualcosa gli devi dare”.
Pensa che ti ripensa, qualcuno se ne esce con l’idea: “Facciamolo Garante dell’Infanzia! Il posto è vacante e sono 3.000 euro netti al mese che terranno buono lo Scara”.
Ottima idea! Pensano i renziani e mandano la propria ambasciata a Eugenio Giani per fare presente l’ottima idea avuta: nominare un ex bancario, politico trombato alle ultime elezioni, come figura di garanzia (quindi in teoria sottratta alle logiche spartitorie della lottizzazione politica), oltretutto in una materia delicata come la tutela dei diritti dei minori.
Giani ovviamente trova l’idea estremamente in linea con il proprio modo di intendere le nomine.
Non solo, ma Giani è un Presidente al secondo mandato, in cui di norma – non potendo essere rieletto – un Presidente si sente più libero da vincoli e ricatti.
In teoria. Perché Giani è al secondo mandato da Presidente, ma ha tutta l’intenzione di provare a fare il sindaco di Firenze (come tutti sanno) e per questo è sempre utile tenersi buono Renzi.
Giani dunque avalla l’idea renziana e quando la Commissione regionale preposta deve valutare quale nome portare al voto del Consiglio per eleggere il Garante dell’Infanzia, fra 8 nomi da valutare, la Commissione (guidata ovviamente dalla maggioranza di cui il PD è il principale partito e la lista Renzi+Giani il secondo) sceglie quello di Scaramelli.
Sceglie quello di Scaramelli perché il più titolato? Ovviamente no, perché Scaramelli è per distacco il meno titolato.
Ma le ragioni di questa scelta sono quelle che vi ho appena raccontato.
E fidatevi che la maggioranza che governa la Regione – il cosiddetto Campo Largo – avrebbe tranquillamente proseguito con il voto di Scaramelli anche in Consiglio se qualcuno non avesse fatto un po’ di rumore.
David Allegranti su La Nazione, Alessio Gaggioli e Franco Camarlinghi sul Corriere Fiorentino, Controradio Firenze, Lady Radio e altri ancora. Ed anche professori di diritto ed esperti in materia.
Non solo, ma si sono mosse più di 40 associazioni che operano direttamente con l’Infanzia e i minori in questa Regione. Sigle vere, importanti. Da Oxfam a Libera.
Tutto questo ha portato ieri il Presidente Giani a fare una delle mosse a sorpresa alle quali ci sta abituando ogni volta che deve gestire qualcosa di imbarazzante: fare una supercazzola, forzare le procedure e nascondere ogni responsabilità politica.
Non male eh?!
In pratica Giani, ieri, prima del voto su Scaramelli che era in calendario dei lavori del Consiglio e che – badate bene – doveva essere un voto palese (sì o no) sulla proposta della commissione’ è intervenuto per fare cosa?
Giani ha richiamato la legge del 2010 sulla nomina del Garante dell’infanzia, proponendo una diversa interpretazione della normativa e di riportare l’atto in commissione, vagliando anche gli altri nomi. Come detto erano otto le auto candidature ricevute dal Consiglio regionale per la figura del garante. “Ci troviamo di fronte a un Garante che non è soggetto a vincoli di subordinazione, è una figura indipendente – ha detto Giani – e non voglio che il voto si trasformi in un ‘sì’ o ‘no’ alla proposta della commissione. Voglio che i consiglieri votino con voto segreto per designare la persona che possa essere ritenuta più adatta”.
Giani dunque forza l’interpretazione consolidata della legge per non assumersi con Renzi la responsabilità di una eventuale bocciatura di Scaramelli e rimanda il voto, che si sarebbe dovuto tenere ieri, in commissione. E lo fa dicendo già che il prossimo voto dovrà essere a scrutinio segreto, così da fare salva anche la responsabilità politica di fronte alle associazioni che hanno protestato per il criterio con cui è stato quasi nominato Scaramelli … criterio che lo stesso Giani ha avallato.
A volte serve davvero una caratteristica decisiva in politica: non avere pudore. E credo che ogni altro commento sia superfluo.
L’opinione pubblica conta meno di zero, il problema è non fare arrabbiare Renzi e nascondersi dalle associazioni che si sono indignate. Giani deve salvaguardare il suo unico obiettivo: fare il sindaco di Firenze. E questo val bene un Garante dell’Infanzia.
Mi pare la sua logica sia del tutto coerente, ma a questo punto chiedo al segretario del PD: va tutto bene? È questo quello che ha da proporre il Campo Largo? Una grande alleanza per permettere a tutti di avere il proprio strapuntino? Ed averlo in barba ad ogni competenza? Ed averlo in barba ad ogni competenza anche per ruoli delicati? Anche per ruoli di garanzia che dovrebbero essere sottratti alla logica spartitoria della lottizzazione? E dovrebbero essere sottratti anche ai calcoli politici personali di chi ha da badare a sé sopra ogni altra cosa?
Non chiamo in causa i tanti consiglieri regionali del PD che pure avrebbero il dovere di dire qualcosa. Non li chiamo in causa perché non vorrei scuoterli dal loro sereno torpore pagato 7500€ nette al mese per non esattamente ammazzarsi di lavoro. Non li chiamo in causa perché chiedere loro di prendersi delle responsabilità politiche che potrebbero pagare è esattamente chiedere loro quello che non faranno mai. E come non capirli: 7500€ al mese per starsene tranquilli tranquilli ad avallare qualunque cosa non tocchi la loro tranquillità.
Non vorrei fargli avere un coccolone al richiamarli a cose come la responsabilità politica. Sia mai.
Ma chiamo in causa almeno il segretario del PD.
È questo quello che avete da proporre? È questo il senso del vostro agire politico?
Grazie se vorrà rispondere. Ma ho come la sensazione che non risponderà. Chissà.T





