Il mondo con il fiato sospeso guarda a Islamabad
Ariel Piccini Warschauer.
l cielo sopra lo Stretto di Hormuz ha inghiottito un altro segreto da 400 milioni di dollari, proprio mentre a Islamabad il tintinnio delle tazzine di tè cerimoniale cerca di coprire il rumore dei tamburi di guerra.
Mentre le delegazioni di Washington e Teheran si chiudono in una ridotta diplomatica nella capitale pakistana, filtrano notizie inquietanti dai radar del Pentagono: un drone statunitense di ultima generazione, un gioiello di tecnologia e sorveglianza dal costo esorbitante, è svanito nel nulla mentre sorvolava le acque più calde del mondo.
Una capitale sotto assedio
Islamabad oggi non sembra una sede diplomatica, ma una guarnigione. La “Green Zone” è un reticolato di filo spinato e checkpoint con soldati in assetto da combattimento che presidiano ogni incrocio sensibile. Tiratori scelti sono appostati sui tetti dei palazzi governativi e posti di blocco della polizia pakistana filtrano ogni movimento, con il fiato sospeso per il timore che il terrorismo o il sabotaggio possano far saltare il tavolo delle trattative.
La scomparsa del velivolo non pilotato – probabilmente un sistema d’intelligence ad alta quota – getta un’ombra pesante sui colloqui. Fonti della difesa americana mantengono il massimo riserbo, ma il sospetto è chiaro: interferenza elettronica o abbattimento.
Se da un lato si parla di pace, dall’altro la guerra non si ferma. Gli iraniani, maestri nella guerra asimmetrica e nel disturbo dei segnali GPS, potrebbero aver voluto inviare un segnale di forza proprio mentre i loro diplomatici siedono di fronte agli americani.
Il tavolo del negoziato
Cosa cercano Usa e Iran tra le montagne del Pakistan? Evitare che un incidente nel Golfo Persico diventi la miccia per un conflitto regionale. E capire se esistano ancora i margini per un accordo che impedisca a Teheran di varcare la soglia della bomba.
“In questi corridoi si respira la tensione dei giorni decisivi,” confida una fonte diplomatica locale. “Ma con un drone americano sparito e i radar che impazziscono, la fiducia è una merce che nessuno può permettersi di vendere.”
La verità è che mentre i diplomatici firmano protocolli, sul campo si continua a giocare a scacchi con le armi pesanti. Islamabad è il palcoscenico di una tregua armata, dove il prossimo “incidente tecnico” nei cieli potrebbe pesare molto più di mille parole spese a tavolino.




