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Il giallo dei tunnel minati in Iran, Teheran sigilla l’uranio per trattare al rialzo con gli Usa

Ariel Piccini Warschauer.

Una mossa disperata per alzare la posta in gioco o l’ultimo atto di un sabotaggio programmato? Fonti dell’intelligence americana descrivono uno scenario ad altissima tensione nel cuore sotterraneo dell’Iran: i pasdaran avrebbero iniziato a piazzare trappole esplosive e a provocare crolli mirati all’ingresso dei tunnel che custodiscono le riserve di uranio arricchito quasi a livello militare.

Un’operazione di fortificazione estrema che arriva con un tempismo tutt’altro che casuale. Soltanto ventiquattr’ore prima, infatti, la Casa Bianca aveva fatto trapelare un cauto ottimismo: l’accordo per lo smantellamento del programma nucleare iraniano — mediato con la diplomazia sotterranea del Pakistan — sembrava a un passo dal traguardo. Un’intesa che costringerebbe la Repubblica Islamica a cedere le sue scorte di combustibile “near-bomb grade”. Ma la realtà sul terreno rischia di congelare i sorrisi a Washington.

I dettagli che filtrano dall’intelligence, rilanciati dalla CNN e dal Jerusalem Post, svelano anche un retroscena finora rimasto coperto dal segreto di Stato. Il Pentagono aveva sul tavolo il piano per un blitz via terra: un’operazione ad alto rischio per penetrare in territorio iraniano, prendere il controllo dei depositi e portare via l’uranio con la forza.

Un’opzione militare estrema che il presidente Donald Trump ha preferito congelare all’ultimo momento, frenato dal rischio concreto di innescare un conflitto regionale su vasta scala e dalle rappresaglie simmetriche che Teheran avrebbe potuto scatenare nel Golfo.

Perché l’Iran sta bloccando i propri stessi siti? Chi conosce le logiche negoziali degli ayatollah intravede una strategia ben precisa, una “tattica del fatto compiuto” per asimmetria logistica.

“Il rischio reale è che Teheran utilizzi i detriti dei tunnel fatti crollare come un paravento politico”, spiegano gli esperti di sicurezza nucleare.

Dichiarando una parte del materiale ormai “irrecuperabile” o troppo pericolosa da estrarre a causa delle mine, i negoziatori iraniani potrebbero tentare di trattenere una quota di uranio altamente arricchito (HEU) al riparo dalle ispezioni dell’AIEA. Creare una riserva strategica fantasma per il futuro, utile se l’accordo dovesse saltare. Guadagnare tempo prezioso nelle trattative sui dettagli logistici del trasferimento, che restano ancora da definire.

Il dossier nucleare si conferma un gioco di specchi e inganni. Mentre la diplomazia internazionale cerca di mettere la parola fine alla minaccia atomica di Teheran, i generali iraniani rispondono nell’unico modo che conoscono: seppellendo i propri segreti sotto tonnellate di roccia e tritolo.

Il giallo dei tunnel minati in Iran, Teheran sigilla l’uranio per trattare al rialzo con gli Usa

Nulla di nuovo sotto il sole, da

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