La bandiera e il Sigillo che diventa logo e per di più con un errore grossolano
Stefano Bisi.
Annunciata in pompa magna con tanto di comunicato ufficiale e foto del rettore Roberto Di Pietra e direttrice amministrativa Beatrice Sassi, la bandiera dell’università di Siena sarebbe bene riporla in un cassetto e ricordarla come gaffe dell’ateneo fondato nel 1240. “L’Università di Siena ha la sua bandiera, la prima della sua storia, che riproduce il nuovo logo dell’Ateneo su sfondo rosso Unisi, nel pieno rispetto dell’identità visiva approvata da poco più di un anno” ha scritto giorni fa l’ufficio stampa dell’università come se fosse stato scoperto un vaccino contro il cancro. Il Sigillo dell’ateneo è stato chiamato “logo”, come un normale marchio di caramelle e infatti si parla di “identità visiva” che addirittura è stata “approvata da poco più di un anno”. E il Sigillo è stato modificato, per di più con un errore grossolano.
Lungo il bordo la legenda nel Sigillo storico è + S. UNIVERSITATIS SENARUM, mentre nella bandiera del rettore Di Pietra e della direttrice generale Sassi è UNIVERSITATIS SENARUM + S:
Sorprende che i tanti docenti illustri delle facoltà umanistiche non abbiano fatto notare l’errore. Ricordiamo quello che si legge tra i documenti dell’Archivio Storico dell’Università di Siena: Il Sigillo raffigura Santa Caterina d’Alessandria, patrona dello Studio fin da XIV secolo e raffigurata anche nella ‘mazza del bidello’ che dal 1440 viene usata per le cerimonie accademiche come simbolo dell’Ateneo. Il disegno del sigillo fu realizzato nel 1895 dal pittore Alessandro Franchi che, insieme col rettore Domenico Barduzzi, rielaborò proprio l’immagine della Santa tratta dalla mazza quattrocentesca. Santa Caterina è seduta sulla cattedra, sul lato sinistro ha una ruota uncinata – usata per martirizzarla – e nella mano tiene la palma del martirio, mentre con la destra regge una M gotica sormontata dalla croce. Nella mazza del bidello la Santa teneva un libro, simbolo di Sapienza, ma nella rielaborazione ottocentesca il volume fu sostituito dall’emblema della Casa della Misericordia, un’istituzione assistenziale fondata nel XIII secolo dal beato Andrea Gallerani nei locali che nel 1404 divennero sede della Casa della Sapienza e quindi dell’Università. Sulla destra della Santa è la balzana, simbolo del Comune di Siena, e sulla sinistra l’aquila imperiale in ricordo dei privilegi concessi nel 1357 allo Studio senese dall’imperatore Carlo IV.
Lungo il bordo è la legenda + S. UNIVERSITATIS SENARUM.
Il sigillo fu approvato il 4 gennaio 1896 dalla Consulta araldica del Regno d’Italia.
Ma si vede che il Magnifico è più importante della Consulta araldica del Regno d’Italia. Va detto, per amor di verità, che ogni rettore ha voluto lasciare una propria impronta sul Sigillo. Ad esempio, Angelo Riccaboni ha inserito 1240 in quello che Di Pietra chiama logo. E quel “rosso” adottato anche sul sito dell’ateneo da dove proviene? Dopo queste gaffe non sarebbe meglio riporre la bandiera neoprodotta in un cassetto, magari dopo averla stirata, e affidare alle sapienti mani delle bandieraie senesi un’esecuzione fedele alla storia e al labaro dell’ateneo?





