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Da Siena ad Amatrice per amore, la storia di Raffaele e Amelia

Da Siena ad Amatrice per amore. Da una città viva e internazionale, con il ristorante di famiglia a pochi passi da Piazza del Campo, a un luogo che il terremoto del 24 agosto 2016 ha praticamente cancellato. È la storia di Raffaele Lenti, 49 anni, originario della Calabria, che ha scelto di trasferirsi nel 2024 nell’Amatrice che non c’è più, per amore di Amelia Nibi e per aiutarla a tenere in piedi l’azienda agricola della sua famiglia. “Sì, è amore – racconta Raffaele all’Ansa – Anche mia madre me lo dice: sei nato sul mare in Calabria e sei finito sulle montagne. La prima cosa che mi chiede è sempre se qui fa freddo”. 
Raffaele e Amelia si incontrano a Siena nel dicembre 2019. Lei è arrivata per i mercatini di Natale con i prodotti di Casale Nibbi. Una sera entra con alcuni amici alla Vecchia Taverna di Bacco, il ristorante gestito da Raffaele e dalla sua famiglia. Da quella cena nasce una storia che nel 2022 li porta al matrimonio, celebrato proprio ad Amatrice, nell’azienda dei Nibbi. 
Nel 2024 la scelta più difficile. Il padre di Amelia si ammala e lei non può lasciare la famiglia e l’azienda. Raffaele le aveva proposto Siena: una casa a pochi passi da Piazza del Campo, il ristorante, una vita cittadina. “Ma lei mi disse che se avesse abbandonato Casale Nibbi non si sarebbe sentita a posto con se stessa. A quel punto ho preso i bagagli e sono venuto qui”, racconta Raffaele. 
Qui, però, significa Amatrice. Una città distrutta, privata del suo centro, dei vicoli, dei luoghi di incontro e di quella quotidianità che Amelia ancora rimpiange. “Lei mi parlava sempre dell’Amatrice di prima, dell’andare al bar, dell’uscire la sera, dei suoi rituali. Quella Amatrice oggi non c’è più”, racconta Raffaele. 
Anche per questo il suo trasferimento è una scelta controcorrente: mentre il terremoto ha spinto molti ad andare via, lui ha percorso la strada opposta. Arrivato a Casale Nibbi, ha dovuto anche reinventarsi. Dopo la morte del padre di Amelia e l’uscita dello storico casaro, si è ritrovato a seguire la produzione. “Avevo osservato, preso appunti – ricorda Raffaele – Di punto in bianco mi sono ritrovato a mandare avanti la produzione praticamente da solo”. 
Oggi realizza i formaggi dell’azienda e racconta con orgoglio il giudizio della nonna di Amelia, 97 anni: “Mi ha detto che uno stracchino stagionato come il mio non l’aveva mai visto fare. Lì ho pensato che forse ero diventato davvero bravo”. Siena resta nel cuore e il ristorante è ancora della famiglia. Ma la vita è ormai ad Amatrice. “Non è facile vivere in una città che ancora non c’è – ammette – Però questo posto è fantastico. La mattina senti gli uccelli, le vacche, il trattore che passa”. E alla domanda su cosa lo abbia convinto a restare, la risposta torna inevitabilmente ad Amelia: “Mi piace perché è una donna che non si arrende mai. Vede oltre. È concretezza”. Poi sorride: “Ha avuto tanto fegato lei. Ma anche io a dirle: restiamo qui finché morte non ci separi”.
   

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