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Toscana

Verso il XX settembre, una data storica dimenticata dai più

Roberto Pizzi.

Domenica 20 settembre  2026 anche a Lucca verrà ricordata la data storica che segnò l’acquisizione di  Roma a capitale d’Italia. Come da consuetudine iniziata subito  nel  secondo dopoguerra, “Gli Amici del XX Settembre” deporranno una corona di alloro alla base delmonumento ai Caduti che fu scolpito da Urbano Lucchesi ed inaugurato nel 1897 nella piazza  che porta il nome di quell’evento storico.

La commemorazione, che avrà inizio alle ore 10.30, proseguirà poi, nel Palazzo sede della Provincia, in una sala attigua al Museo del Risorgimento. In questa sede  i professori Luigi Della Santa e Luciano Luciani parleranno dello scrittore Carlo Lorenzini, alias Collodi,  personaggio del nostro Risorgimento, legato alla Lucchesia (fu anche amico dello scultore Lucchesi sopra citato), del quale ricorre il 200mo anno della nascita (1826).

Tale commemorazione ci sembra quest’anno ancor più impegnativa, di fronte all’accrescersi della ferinità umana che rende forte il dubbio sull’utilità della “parola”. Tuttavia i promotori di questa iniziativa dichiarano di confidare nella Ragione, fusa in quella fede laica necessaria in un periodo storico in cui la Religione male interpretata rischia di tradire il senso etimologico della sua parola. “Religione” significa “rilegare – unire”, ma finisce, invece, per essere un propellente che alimenta le divisioni e l’odio già latente. 

La data simbolica del XX Settembre va vista, allora, come una data utile per “il risanamentoecologico del pensiero che viene prima di ogni bonifica ambientale. Essa non rappresenta solo la presa di Porta Pia, evento pure importante e liberatorio che segnò la fine dell’anacronistico potere temporale del papato e l’annessione di Roma capitale al neonato stato unitario. L’impresa trascende i significati storici, politici e militari: personaggi del nostro Pantheon, del resto, non parteciparono all’impresa o addirittura ne furono contrari. Mazzini adontò la presa di Porta Pia e “mise la sua anima a bruno” poiché non era la conclusione del moto risorgimentale che aveva sognato per la sua Terza Roma, ben diversa dalla Roma Sacra, o dalla Roma pendula nel Mediterraneo che in modo sottile a volte si ripropone. Inoltre, per lui, era la Roma usurpata da un governo che poco prima aveva fatto fucilare il giovane repubblicano Pietro Barsanti, figlio della terra di Lucchesia. Garibaldi, artefice del Risorgimento, non prese parte a quell’impresa,  diversamente da lui tentata nel 1862, alla testa di 2000 volontari e fermata il 29 agosto in Calabria, sull’Aspromonte,  proprio da quell’esercito italiano nato grazie al suo coraggio; ripetuta il 3 novembre del 1867, ma frustrata a Mentana, stavolta dal  fuoco delle carabine francesi. Né si può dire che la presa di Roma del  settembre 1870 fosse il completamento dell’unificazione nazionale, poiché ancora mancavano Trento e Trieste, acquisite solo dopo la carneficina del I Conflitto mondiale. Tuttavia, ciò che successe il 20 settembre del 1870 fu lo stesso grandioso e travalicò i confini dell’Italia, finendo per  assumere, anche nel tempo a venire, il carattere di una  rivendicazione della cultura laica non rassegnata a che il “sonno della ragione” generasse nuovi mostri.

La parola Laicità, nel celebrare il ricordo del XX Settembre, ci sembra  opportuna proprio per il suo significato tendente  alla creazione di un sistema politico-sociale che garantisce l’autonomia culturale e politica degli individui e delle loro libere organizzazioni; che si oppone ad ogni tentativo di imporre concezioni filosofiche, religiose o politiche proprie di particolari gruppi, attraverso lo Stato, le Chiese o altri centri di potere o di pressione (anche economica). Con questo vocabolo le coscienze più illuminate del Paese possono meglio ambire ad un traguardo superiore rispetto agli egoismi nazionalisti, che purtroppo è ancora oggi lontano: ossia, a quell’unità di un’Europa che concretamente contribuisca a pacificare  e rendere migliore il mondo. Ma ciò implica anche una correzione degli errori commessi nel processo di costruzione continentale sui limiti del Multiculturalismo. Parte della  stampa  ha iniziato a dedicarsi all’argomento  con queste riflessionicondivisibili: per due o tre decenni il ceto intellettuale progressista occidentale ha considerato qualsiasi obiezione o messa in guardia contro le conseguenze di immigrazioni disordinate e incontrollate come un pregiudizio frutto esclusivo di motivazioni di  sapore etnicista e razzista. Nel suo supponente razionalismo, questo progressismo  ha pensato che a contatto con l’Europa i nuovi arrivati sarebbero  stati soggetti al medesimo processo di secolarizzazione occorso al Cristianesimo. Oggi ci stiamo accorgendo che questo insieme di analisi e di previsioni poggiava su basi fragili o addirittura illusorie. 

Purtroppo non sembra scomparso il peso di origine di certi  Paesi dove la religione é autorizzata a definire la legittimità del potere politico, a stabilire una brutale inferiorità delle donne rispetto agli uomini, a ordinare tutti i rapporti all’interno della famiglia, a dire la sua in una serie infinita di faccende, a istituire tribunali con valore civile,  a comminare orribili pene corporali…

E tale bagaglio ideologico – che rigetta come fosse una bestemmia  diritti per noi preziosi e irrinunciabili –  rischia di trasferirsi nella nostra società (e già ha cominciato a farlo), vanificando ciò che da alcuni secoli si é affermato in Occidente grazie all’Umanesimo, alla ricerca scientifica, alla razionalità progressiva, alla uscita dagli schemi rigidi della Religione ufficiale attraverso quellaRiforma cinquecentesca che, secondo il sociologo Max Weber, liberò energie individuali  producendo (nel bene e nel male) razionalità e miglioramenti materiali per tutti. La Riforma protestante portò anche a quella separazione fra “Cesare e Dio”, benefica per il Cattolicesimo, che non si produsse mai in altre società orientali che erano state,  per altro, all’avanguardia della scienza quando il Medioevo europeo incombeva con il suo oscurantismo. Ma tali società subirono progressivamente un ripiegamento su se stesse , finendo per conoscere solo regressioni sociali erafforzamento  di quell’integralismo religioso che ancora atterrisce. Nella speranza che nel tempo tante date simili nel significato a questo nostro XX Settembre vengano segnate in altri calendari, crediamo, però, necessario mettere in guardia contro il pericolo  di reazioni scomposte e populiste   da parte di frange conservatrici e reazionarie della nostra società, impaurite da un immigrazione incontrollata, che vorrebbero rispondere al pericolo del fanatismo  secondo la logica del “chiodo scaccia chiodo”, ossia con un regresso della laicità a favore di un ritorno alla supremazia della religione nel controllo  civile.

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