Il G7 di Evian ha grande valore simbolico ma sempre meno capace di influenzare gli equilibri mondiali
Paolo Valentino sul Corriere della Sera descrive il G7 di Évian come un vertice dal grande valore simbolico ma sempre meno capace di influenzare gli equilibri mondiali. Nonostante Emmanuel Macron (nella foto) abbia organizzato un summit di grande prestigio, invitando anche leader di Paesi emergenti, il G7 appare oggi un “pallido simulacro” del passato. Valentino ricorda che il gruppo nacque nel 1975 come club delle principali democrazie industrializzate, quando rappresentava circa due terzi della ricchezza mondiale. Oggi, però, l’ascesa della Cina e dei Paesi emergenti ne ha ridotto il peso a meno del 30% del Pil globale. Secondo l’editorialista, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha aggravato questa crisi. Il presidente americano ha mostrato più volte diffidenza verso il G7 e verso il multilateralismo, preferendo rapporti di forza bilaterali. Per questo il vertice rischia di trasformarsi in un rituale fatto di dichiarazioni solenni ma con scarso impatto reale. A pesare è anche la debolezza politica di molti leader occidentali: Macron, Merz e Starmer affrontano difficoltà interne, mentre altri governi hanno priorità nazionali sempre più marcate. In un mondo frammentato e multipolare, il G7 fatica quindi a trovare una missione comune. Eppure – conclude l’autore – il G7 non è destinato a scomparire. Né il G20, troppo ampio, né i Brics, segnati da interessi divergenti, sembrano in grado di sostituirlo. Rimane così l’“ultimo salotto dell’Occidente”: meno influente di un tempo, ma ancora privo di alternative credibili.





