Il delitto di Garlasco, spuntano appunti ignoti
Ariel Piccini Warschauer.
Il delitto di Garlasco non smette di produrre colpi di scena che sembrano usciti da un thriller legale. Quella che doveva essere una verità blindata dalla Cassazione — la colpevolezza di Alberto Stasi — vacilla ogni giorno di più sotto i colpi di un’inchiesta bis che punta dritta verso un altro sospettato, Andrea Sempio, e che ora si tinge di un nuovo mistero: un “corvo” o un’ombra istituzionale dietro la precedente richiesta di archiviazione per il commesso di Garlasco.
Il mistero degli appunti a penna
L’ultimo tassello di questo mosaico distorto arriva da Brescia. La Procura del capoluogo ha aperto un fascicolo per corruzione dopo il ritrovamento di un appunto manoscritto di una decina di righe. Il foglio è stato rinvenuto in un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, un ufficio che non aveva delega per le indagini su Sempio tra il 2016 e il 2017.
In quelle righe, scritte a penna, qualcuno correggeva la bozza della richiesta di archiviazione che poi avrebbe scagionato Sempio anni fa. Appunti “recepiti” quasi integralmente nell’atto definitivo. Chi ha pilotato quella decisione? Perché qualcuno esterno alle indagini intervenne per blindare la posizione di Sempio? È su questo cortocircuito che Brescia vuole fare luce.
La demolizione della condanna a Stasi
Mentre Andrea Sempio — oggi indagato per omicidio aggravato — si avvale della facoltà di non rispondere, la Procura di Pavia compie un passo senza precedenti: chiede la revisione del processo per Alberto Stasi. Per i pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, Stasi non ha ucciso Chiara.
Il pilastro della condanna a 16 anni era il presunto lavaggio del dispenser di sapone e del lavandino dopo il delitto. Ma i magistrati oggi sono categorici: «Ricostruzione incompatibile». Le foto della scena del crimine mostrano quattro capelli scuri rimasti intatti nel lavello: com’è possibile se l’assassino avesse effettuato un lavaggio accurato? Non solo: nel sifone non è mai stata trovata la minima traccia di emoglobina. Anche le impronte di Stasi sul dispenser, ritenute “innaturali” dai giudici del 2014, vengono ora lette come una normale presa dell’oggetto.
I 21 indizi contro Sempio
Se Stasi è innocente, chi è stato? La Procura di Pavia mette sul tavolo 21 elementi contro Andrea Sempio. Non solo quel DNA sotto le unghie di Chiara che già in passato aveva fatto discutere, ma un’impronta palmare (la numero 33) compatibile con un modellino 3D e le bugie sulle telefonate fatte a casa Poggi poco prima dell’omicidio.
E poi ci sono i soliloqui captati dalle microspie. Sempio che parla da solo in auto, un comportamento che per lo psichiatra Claudio Mencacci può essere una gestione dello stress, ma che per gli inquirenti rivela ossessioni inquietanti e riferimenti a video intimi. Senza contare quel “buco” nell’alibi per la mattina del 13 agosto 2007 e i due ritorni sulla scena del crimine.
Garlasco non trova pace. Mentre Alberto Stasi ha quasi finito di scontare la sua pena, l’incubo di un errore giudiziario clamoroso si allunga sulle aule di tribunale, alimentato da quegli appunti ignoti che suggeriscono una verità diversa, forse deliberatamente taciuta o artatamente pilotata.





