I numeri del Monte dei Paschi che archivia il primo trimestre
Banca Monte dei Paschi ha archiviato il primo trimestre con un utile netto di 521 milioni di euro, una cifra superiore alle attese degli analisti, pari a 511 milioni, ma in calo rispetto ai 692 milioni del primo trimestre 2025 pro-forma per effetto esclusivo della fiscalità: nel primo trimestre dello scorso anno, il perimetro Mps beneficiava infatti di un provento fiscale da rivalutazione Dta, mentre nel primo fiscale 2026 le imposte pesano per 294 milioni per effetto della Legge Finanziaria 2026, che ha introdotto l’indeducibilità parziale degli interessi passivi e la maggiorazione di 2 punti dell’aliquota Irap. L’utile ante imposte sale a 911 milioni, in crescita del 6,7% anno su anno e del 15,6% rispetto al quarto trimestre.
La voce dividendi, proventi simili e utili delle partecipazioni ammonta a 146 milioni di euro, una cifra che beneficia soprattutto del contributo di 131 milioni arrivato da Mediobanca e riferibile quasi integralmente alla valorizzazione all’equity method di Generali. La partecipazione nel Leone? “È sempre “nice to have”, bello averla, per l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio che per la prima volta, a domanda diretta su cosa accadrà nel 2027 alla scadenza della jv con Axa, non esclude che possa essere Generali il nuovo partner. “È bello pensare a una collaborazione operativa con loro” afferma. Ad un analista che gli chiedeva in quale scenario avrebbe senso vendere la partecipazione del 13% nel capitale della compagnia, che dopo la fusione di Mediobanca e la nascita della nuova Mediobanca spa verrà detenuta da quest’ultima, risponde: “ci stiamo concentrando così tanto sull’integrazione che non ho neanche pensato a uno scenario plausibile per la vendita della quota. Onestamente è meglio che rimandiamo questo tipo di valutazione: è bello avere 130 milioni di contributo per questo primo trimestre, è bello pensare a una collaborazione operativa con loro”. Mps, intanto, ha fatto un interpello all’Eba per poter applicare il “compromesso danese” alla partecipazione assicurativa che darebbe un contributo positivo, in termini di minor assorbimento di capitale, di 50 punti base.
In aumento il risultato operativo, che sale a 947 milioni, mentre i ricavi si sono attestati a quota 1,96 miliardi, in rialzo del 2,9%. Escludendo l’apporto riferito al perimetro Mediobanca, pari a 925 milioni di euro, i ricavi si attestano a 1,034 miliardi di e risultano in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+2,7%), grazie ad una dinamica positiva del margine di interesse (+0,8%), delle commissioni nette (+3,0%) e degli altri ricavi della gestione finanziaria(+13,1%), sottolinea Rocca Salimbeni in una nota. In particolare il Wealth Management e Advisory segna un’accelerazione del +7,6% trimestrale.
Il risultato operativo netto si attesta a 947 milioni (+9,5% sul trimestre precedente +3,4% sul primo trimestre del 2025), gli oneri operativi, pari a 859 milioni, al netto di Mediobanca ammontano a 473 milioni, in linea con il trimestre di confronto (+0,1%). Il risultato operativo lordo, al netto di Mediobanca, è di 562 milioni, in crescita rispetto ai 535 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Il cost/income cala al 44%, tre punti percentuali in meno rispetto a fine 2025.
Al 31 marzo il gruppo ha contabilizzato un costo del credito clientela pari a 154 milioni e al netto della componente Mediobanca (83 milioni), il costo del credito clientela Mps si attesta a 71 milioni, in calo rispetto ai 91 milioni del primo trimestre ’25 grazie ai minori accantonamenti sul portafoglio performing.
Sotto il profilo patrimoniale, il Cet1 è al 15,9%, con un buffer di circa 650 punti base sui requisiti regolamentari, al netto dei dividendi maturati con payout ratio del 100%. Gli impieghi performing lordi salgono 129 miliardi (+1,0% sul trimestre precedente +5,2% anno su anno), trainati dalle erogazioni di mutui ipotecari (1,7 miliardi) e credito al consumo (2,7 miliardi). Lo stock dei crediti deteriorati lordi si attesta a 3,7 miliardi, con Npe ratio netto all’1,3% e copertura al 50,6%. La raccolta commerciale totale è pari a circa 290 miliardi (+16,7 miliardi a/a), con i flussi lordi del Wealth Management in crescita del 10% trimestre su trimestre, Lcr al 157% e Nsfr al 121%.
Rozza Salimbeni stima di raggiungere un utile prima delle imposte “sopra” 3,5 miliardi a fine 2026. Ad indicare la guidance agli analisti è lo stesso Lovaglio. La stima, ha spiegato l’ad “è al netto dei costi di integrazione” che la banca ha indicato, confermandoli, in 300 milioni. Tra le altre indicazioni di guidance, Lovaglio e il Cfo Maffezzoni indicano una lieve crescita delle Rwa, già dal secondo trimestre, e dei costi operativi.
Riguardo al dividendo, “la remunerazione degli azionisti è confermata e siamo fiduciosi a questo riguardo e genereremo valore anche negli anni futuri”. I vertici di Banca Mps confermano che si utilizzerò anche lo strumento del buy-back ma non sciolgono la riserva su un eventuale anticipo della cedola in coincidenza con il delisting di Mediobanca: “quando riporteremo i dati semestrali, in agosto, diremo se pagheremo acconto su dividendo quest’anno o no” chiarisce Lovaglio. Nel frattempo il 18 maggio Banca Mps staccherà una cedola di 0,86 euro per azione, con uno yield che sfiora il 10%.
Nel corso della call Lovaglio spiegatoche dalla metà di aprile Mps ha “stabilizzato” la fuoriuscita di private banker da Mediobanca anche con le politiche di retention che valgono “qualche milione”. “Nelle ultime tre settimane” dai private banker è arrivato 1 miliardo di nuova liquidità, ha indicato il ceo, aggiungendo che è anche ripresa l’attività di ingaggio di nuovi talenti dal secondo trimestre dell’anno.
Il Monte dei Paschi dopo la fase conflittuale, con lo scontro sulla governance, vuole voltare pagina: “L’incertezza è ormai alle spalle” afferma l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aprendo la conference call con gli analisti per presentare i risultati del primo trimestre dell’anno. Lovaglio aggiunge che “la governance è pienamente consolidata” e che il nuovo cda, ricco di competenze complementari, “consente continuità alla leadership” della banca: una combinazione che permette di “rispettare i nostri impegni strategici”.
Il gruppo di Rocca Salimbeni guarda all‘integrazione con Mediobanca che è “centrale” ed è supportata “da un chiaro modello operativo”, con Lovaglio che per il momento non guarda al momento a nuove opportunità di crescita per linee esterne. “Ho già detto che ci saranno altre fasi di consolidamento, è inevitabile. Detto ciò – aggiunge – è bello essere nella nostra posizione: siamo gli attori principali in questo momento grazie al patrimonio e alla capacità di generale valore e nella fase attuale siamo concentrati sul completamento dell’integrazione garantendo che le sinergie si realizzino e che superino anche gli obiettivi e, quindi, siamo concentrati esclusivamente nel mantenere le promesse”.




