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Politica

I grattacapi delle Signore della Politica che si detestano ma si trovano unite

Certo che hanno i loro bei grattacapi, Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Lo scrive David Allegranti sul Quotidiano Nazionale. La presidente del Consiglio deve tenere a bada gli animal spirits della coalizione; la leader del Pd deve rinverdire quotidianamente la testarda unitarietà del Campo Largo per evitare, basta una distrazione, che si sfasci. Rarissimamente le loro rispettive agende si incrociano, vedi sulla tutela di Mps (istituto di credito da non smembrare, dicono entrambe), a partire dall’attenzione rivolta al territorio senese, che teme di perdere la propria centralità geografica qualora dal Monte dei Paschi venisse cancellata la parola “Siena” nella dicitura ufficiale. Ma sono solo lampi fra due signore della politica che si detestano cordialmente. Un po’ su tutto. Vedi l’immigrazione. Per Schlein è una “trovata propagandistica quella Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna”, ha detto la segretaria del Pd: “E così appena dopo la Germania, l’Austria e la Svizzera, anche la Finlandia e la Svezia dichiarano che ricominciano a rimandare in Italia i migrantientrati in Europa dal nostro Paese”.

Pronta la replica della presidente del Consiglio: “Prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni di cui si parla. Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro. Ed è proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti cosiddetti ‘Dublinanti’. Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati”.

Riguardo alla situazione precedente a queste modifiche, ha aggiunto Meloni, “questo Governo ha contrastato l’applicazione di regole insensatamente penalizzanti per noi e infatti, dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo Governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un Governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza e creando ancora più problemi nella gestione dei flussi migratori”. E via così.

Roberto Vannacci e Matteo Salvini prima dello strappo

Una cosa in comune però ce l’hanno. Devono fronteggiare le ali estreme che minacciano di insediare la loro leadership. A destra c’è Roberto Vannacci, generale in pensione, che con il suo Futuro Nazionale è già al 7 per cento, sfida non più solo Matteo Salvini ma anche il resto della coalizione, punta a superare la Lega e poi pure Forza Italia. Non è ancora chiaro se farà parte della futura coalizione di destra-centro ma intanto sta aumentando il numero dei problemi della maggioranza che regge Palazzo Chigi.Dall’altra parte invece c’è Beppe Conte, il pater familias degli italiani, l’avvocato del popolo, il tribuno del Campo Largo. Per la verità, il vero Vannacci del sinistra-centro sarebbe Dibba, ma ancora non è sceso in campo e forse non scenderà mai. Conte è infatti qualcosa di più di un guastatore, si candida a fare il capo della coalizione, il leader del Campo Largo, il Batman dei progressisti. Ora che ha pure preso parola contro il “woke”, piantando più di un dito negli occhi del Pd, Conte si presenta come l’avversario più insidioso della segretaria Schlein. E dire che la presidente del Consiglio e la leader del Pd si sarebbero ben volentieri sfidare alle elezioni politiche.

Di mezzo però ci sono delle primarie che Schlein deve vincere prima di presentarsi come l’alternativa a Meloni. E non sarà semplice perché Conte gigioneggia anche nei sondaggi. Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli, elaborato per testare la fiducia sulla futura leadership del sinistra-centro, Conte sarebbe in testa con il 36 per cento; a seguire, la sindaca di Genova Silvia Salis (30 per cento, che però non intende candidarsi alle primarie) e Schlein (29 per cento). L’estate sta finendo, le afflizioni per Meloni e Schlein sono appena cominciate.

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