I cittadini e il rapporto con la Costituzione
La direttrice del Quotidiano Nazionale Agnese Pini scrive in un editoriale quello “che davvero colpisce non è tanto il risultato in sé – affluenza al 59%, quasi il 54% per il No – quanto la forma singolare in cui si è prodotto: senza una mobilitazione di massa visibile, senza una guida politica riconoscibile, senza una narrazione capace di fare da collante. Il voto è arrivato, robusto e trasversale, attraversando gli schieramenti con una disinvoltura che i partiti non avevano né previsto né incoraggiato. Piero Calamandrei ricordava che la Costituzione non funziona da sola, che ha bisogno ogni giorno di essere rimessa in moto da mani vive. Esiste sempre un momento in cui il meccanismo si affida ai cittadini, un momento in cui nessuna norma scritta può sostituire la scelta umana. Quel momento c’è stato, e i cittadini lo hanno riconosciuto.
Un risveglio democratico che racconta uno spaccato della società civile molto più complesso degli schieramenti politici di appartenenza. In Italia il rapporto con la Costituzione non è mai stato soltanto giuridico, e sarebbe un errore trattarlo come tale. È qualcosa di più profondo, una fedeltà che si attiva nei passaggi percepiti come davvero decisivi, quando la discussione smette di essere tecnica e si fa sostanziale, quando si tratta di scegliere che Paese si vuole essere. È accaduto nel 2006, è accaduto nel 2016, è accaduto ancora lunedì 23 marzo: senza una campagna capillare, con l’attenzione pubblica attratta da mille altre direzioni.
E il contesto, in questa tornata referendaria, ha contato assai più di quanto sia stato apertamente detto. Un ordine internazionale sempre meno solido, democrazie che riducono progressivamente i propri meccanismi di controllo, la sensazione diffusa che ciò che pareva acquisito per sempre possa non esserlo più. In queste condizioni, il rischio non è tanto l’attacco frontale e dichiarato, quanto la normalizzazione silenziosa del cambiamento, l’idea che tutto sia rinegoziabile, che nessun limite sia davvero definitivo. Il voto va nella direzione opposta. Non come reazione esplicita e consapevole a questo scenario, ma come riflesso, come risposta istintiva di un corpo sociale che sente quando qualcosa di importante è in gioco”.





