I cambiamenti climatici possono provocare il calo del Pil fino al 6%
Nei prossimi anni possibili cali del Pil fino al 6% a causa dei cambiamenti climatici. Ne parla Pia Saraceno su InPiù. La relazione tra aumento delle temperature e crescita è negativa, lo si sa da molto tempo. Numerosi studi lo hanno messo in luce e si sa che l’impatto sarà molto differenziato tra diverse regioni del mondo. Sulla rilevanza della relazione continuano tuttavia ad esserci ipotesi e stime differenti. Nei giorni scorsi è stata presentata da Cmcc (il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici) una simulazione che per l’Italia configura nell’ipotesi peggiore una perdita di reddito dell’ordine del 6% nei prossimi 25 anni rispetto ad uno scenario in cui le politiche di mitigazione e di adattamento riuscissero a farvi fronte, una stima sicuramente ottimistica. Senza citare le ipotesi più estreme, basta citare l’opinione delle banche centrali, che hanno iniziato a considerare il rischio climatico come un rischio finanziario in un orizzonte temporale assai più breve. NGFS –il network che riunisce banchieri centrali e autorità di vigilanza di tutto il mondo per lavorare sulle questioni climatiche – ha stimato che la perdita di reddito simile a quella indicata nel nuovo studio del Cmcc potrebbe verificarsi nell’area Euro non in 25 ma in 5 anni. Un impatto economico simile alla crisi finanziaria globale del decennio scorso, che si produrrebbe in modo cumulativo e crescente e per farvi fronte non sono utilizzabili gli attrezzi tradizionali della politica monetaria.
Il cambiamento climatico, insomma, non sarebbe più come qualcuno lo definiva tempo fa, una “la tragedia dell’orizzonte”, ma un pericolo imminente che richiede strumenti innovativi e metodi di valutazione dei rischi che non guardino al passato. La BCE quindi, considerando il rischio climatico come una componente potenzialmente rilevante per la stabilità finanziaria, sta cercano di valutarne l’impatto per adeguare le garanzie chieste al mercato nelle azioni della politica monetaria. Il 15 giubno scorso è entrata in vigore un nuovo un margine di garanzia che si aggiunge a quello del rischio di credito sulle obbligazioni societarie, e che misura l’esposizione dei bilanci delle società ai rischi del cambiamento climatico utilizzando indicatori prospettici sull’evoluzione del clima e sui rischi fisici e di transizione che ne derivano. L’azione non riguarda più soltanto i titoli già detenuti dalla BCE, ma anche gli attivi presentati dalle banche come garanzia del finanziamento da loro richiesto alla Banca Centrale. La BCE protegge il proprio bilancio da eventuali svalutazioni legate a shock e danni climatici; allo stesso tempo, però, invia un doppio messaggio: al mercato obbligazionario sull’importanza di integrare il rischio climatico nei sistemi di valutazione, ed ai Governi sulla necessità di azioni coerenti e non dilatorie anche per garantire la sostenibilità dei Debiti Pubblici.




