La designazione di Carlo Comporti è l’occasione per rilanciare il ruolo e l’evoluzione dell’Esma
La designazione di un tecnico del livello del senese Carlo Comporti alla guida dell’ESMA è certamente l’occasione di un sano compiacimento bipartisan per l’Italia, aldilà di ogni spirito nazionalistico, scrive Andrea Battista su InPiù. Ma è anche l’occasione per rilanciare il ruolo e l’evoluzione dell’ESMA, nel percorso di integrazione finanziaria europea ovvero della ormai ridenominata Savings and investment union. Nel rapporto Draghi viene già argomentato quasi tutto. ESMA dovrebbe passare da un ruolo prevalentemente di coordinatore delle autorità nazionali a vero supervisore europeo dei mercati dei capitali, con poteri anche diretti sui maggiori operatori e infrastrutture finanziarie.
Il cuore del problema è chiaro. Se un’attività economica è fortemente regolata e vigilata in modo penetrante (mercati finanziari), quest’attività economica non sarà mai sufficientemente integrata se il supervisore non lo è abbastanza a sua volta. E si può aggiungere che anche la quantità di regolazione tende ad essere maggiore se le autorità sono numerose, per quanto geograficamente segmentate.bIn questa logica, ESMA dovrebbe diventare per i mercati finanziari quello che la BCE è per il sistema bancario europeo. Il cuore dell’assetto di vigilanza BCE sono i rapporti con le banche centrali nazionali e un meccanismo di parziale/forte decentramento andrebbe immaginato anche per ESMA, minimizzando le duplicazioni. Senza però ripetere quanto avvenuto con l’Unione Bancaria, ancora fortemente incompleta dopo tanti anni. Niente Unione dei mercati dei capitali senza ESMA potenziato; ma vale anche l’opposto: niente ESMA supervisore europeo se non all’interno di una effettiva unione del mercato dei capitali.





