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Le istituzioni pensano più agli interessi delle generazioni anziane che al futuro dei giovani

Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera sostiene che l’invecchiamento demografico stia producendo uno squilibrio nella rappresentanza politica delle democrazie europee. In Italia l’età mediana della popolazione è oggi di 49 anni, ma quella dell’elettore mediano sale a 58, mentre i parlamentari hanno un’età mediana di circa 52 anni. Questo porta le istituzioni a rispondere soprattutto agli interessi delle generazioni più anziane. Secondo l’autore, il sistema democratico sviluppa così un “pregiudizio temporale”, privilegiando il presente rispetto al futuro. Ferrera cita come esempi il Superbonus, che avrebbe trasferito parte dei costi alle generazioni future attraverso il debito, e i rinvii dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, che comportano maggiori oneri per lavoratori e contribuenti di domani. Pur riconoscendo la legittimità della rappresentanza degli anziani, Ferrera avverte che oltre una certa soglia essa può alterare la tutela degli interessi collettivi di lungo periodo. Per questo non propone quote anagrafiche, ma istituzioni in grado di valutare sistematicamente gli effetti delle politiche sulle generazioni future. Tra gli esempi virtuosi cita la Finlandia, dove il “Comitato per il futuro” aiuta il Parlamento a discutere le conseguenze di lungo periodo delle decisioni pubbliche. Anche l’Unione europea si sta muovendo in questa direzione con la Strategia per l’equità intergenerazionale. In Italia, ricorda l’autore, sono stati introdotti la Valutazione di impatto generazionale (Vig) e un Osservatorio nazionale dedicato, ma mancano ancora i decreti attuativi. Per Ferrera, la sfida della democrazia contemporanea è dare voce non solo agli elettori di oggi, ma anche a chi subirà più a lungo le conseguenze delle decisioni prese nel presente.

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