Giornalismo ed editoria a Lucca, la ristampa dell’Encyclopedie francese
Roberto Pizzi.
Nel 1758 avveniva a Lucca anche l’altra grande operazione editoriale della pubblicazione della prima edizione italiana dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. L’editore fu Ottaviano Diodati, il promotore e il traduttore del “Giornale Enciclopedico di Liegi”già citato negli articoli precedenti.E non fu opera di poco conto, stante le difficoltà tecniche, il rischio di impresa ed il pericolo rappresentato dalla censura ecclesiastica. Il cammino fortunato dell’Enciclopedia di Diderot e soci inizierà proprio dalla ristampa lucchese (1758-76), proseguendo poi per quella livornese (1770-79), fino alle tre edizioni apparse in Svizzera tra il 1771 e il 1782.
Il rogito del notaio Carlo Paoletti, che porta la data del 15 marzo 1757 (poi modificato il 4 maggio 1760 da Ascanio Paoletti) così riportava: “Si costituiva una società editrice con a capo Ottaviano Diodati e il medico Sebastiano Paoli, che pose sua sede in Via S. Nicolao ed ebbe al suo servizio, per la fusione dei caratteri il veneziano Francesco Giuni, maestro in tale arte. Annotatore principale fu Giovan Domenico Mansi. L’opera s’iniziò sotto la protezione del Senato al quale fu offerta in solenne omaggio il 16 giugno 1758 quando uscì il primo volume”. Per inciso si ricorda che Sebastiano Paoli fu il medico lucchese che, per primo a Lucca e fra i primi in Italia, iniziò, nel 1756, a praticare l’inoculazione del vaiolo umano.
L’Encyclopédie fu un’opera che affascinò i contemporanei, che suscitò la curiosità di molte accademie europee, che vide la formazione di un mercato editoriale aperto e il susseguirsi di ristampe e nuove edizioni. Nella voce curata da Mario Rosa nel “Dizionario Biografico degli Italiani” si dice che il progetto dell’Encyclopédie del Diodati non fu privo di venature massonizzanti.
In questa città-stato, già definita dall’ Inquisizione romana – durante la crisi religiosa cinquecentesca – come il “luogo più infetto d’ Italia”, dove si partorivano “più figli di Calvino che di san Pietro”, dopo la stagnazione seicentesca vi fu un’attiva partecipazione all’avventura illuministica italiana. Numerose pubblicazioni di vario genere si susseguono in diversi stati italiani in questi anni, ma il caso di Lucca è singolare, vista la sua relativa importanza e la sua tradizionale, o presunta tale, chiusura di fronte ad ogni tipo di novità, soprattutto culturale. Forse, analizzando con meno pregiudizi la storia di questo stato potrebbe attenuarsi quell’immagine di una realtà chiusa in se stessa, sospettosa nei confronti di tutto ciò che è “straniero”, che è diffusa anche ai nostri giorni e che viene rappresentata dal superbo monumento-simbolo delle Mura.





