#CULTURA

Giacomo Puccini, l’influenza delle amicizie

Roberto Pizzi.

Riprendiamo il senso finale del nostro articolo del 30 marzo scorso: “Giacomo Puccini, le celebrazioni non sono finite”, nel quale abbiamo affermato che la vita e le opere del musicista, a partire dal centenario della sua morte (2024), sono state ampiamente studiate, ma non in modo esaustivo.

Partiamo riepilogando brevemente la biografia e  i titoli delle opere principali del grande compositore (repetita iuvant anche per chi scrive). Figlio di Michele  (1813-1864) e di Albina Magi (1830-1884) era nato a Lucca il 22 dicembre del 1858, sesto di nove figli (primo maschio, dopo 5 femmine). La sequenza delle nascite fu la seguente: Otilia,  Tomaide, Temi (morta prematuramente),  Nitteti,  Iginia, Giacomo, Ramelde, Macrina, Michele.

Giacomo fu l’ultimo di una famosa dinastia di compositori (Jacopo, Antonio, Domenico, Michele). Iniziò gli studi a Lucca sotto la guida di Carlo Angeloni, frequentò l’Istituto Pacini (oggi Boccherini) e si perfezionò al Conservatorio di Milano, aiutato da un sussidio della regina Margherita e dall’aiuto di un parente, Nicolao Cerù. Nella vecchia casa di Celle (Pescaglia), che fu per secoli della sua famiglia, è stato allestito un Museo permanente. Altro Museo pucciniano si trova a Lucca nella casa natale di via Di Poggio. Le sue opere più importanti furono: Le Villi(1884), Edgar (1889), Manon Lescaut (1893), La Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly(1904), La Fanciulla del West (1910), La Rondine (1917), Il Trittico, costituito da tre rappresentazioni: Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi (1918); Turandot (1924). Compose inoltre musica sacra, una ninna nanna e due inni di cui il più noto è l’Inno a Roma. Dal matrimonio di Giacomo con Elvira Bonturi (1860-1930) nacque il figlio Antonio (1886-1946). Puccini morì a Bruxelles il  29 novembre 1924. È sepolto a Torre del Lago (Lucca), nella villa che porta il suo nome.

Passiamo poi all’ argomento sul  quale non ci risulta siano state spese delle parole, nelle varie e nutrite celebrazioni di questi due anni: ossia al rapporto che Puccini ebbe con la Massoneria. C’è stato un  legame tra uno dei più grandi compositori italiani di tutti i tempi e questa associazione? Molte sono le sue amicizie e le collaborazioni di personaggi non di poco conto che furono massoni conclamati. Diverse furono anche le opere liriche di Puccini che secondo esperti musicologi risentono di influenze tematiche libero-muratorie. Ma di queste accenneremo in un altro momento.

In queste pagine, ci limitiamo a elencare i nomi di vari personaggi che potrebbero avere influenzato il Maestro, rendendolo se non organico, non ostile al loro ambiente massonico.

Fra i massoni che potrebbero avere ispirato ed interessato direttamente il giovane Giacomo all’arte muratoria inseriamo anche quelli che non gli furono coevi (Geminiani, Paganini, Listz), comunque collegati al nostro territorio. 

Fra i lucchesi,  possiamo annoverare: Francesco Xaverio Geminiani, Paolo Volpi, Urbano Lucchesi, Francesco Petroni, Niccola Farnesi, Carlo Paladini; fra i “forestieri”:  Niccolò Paganini, Franz Liszt, Arrigo Boito, Plinio Nomellini, Franco Alfano, Arturo Toscanini, Giovacchino Forzano; fra i letterati famosi che lasciarono le loro impronte sul nostro territorio, i poeti Giosuè Carducci (versiliese, di Valdicastello), Giovanni Pascoli (romagnolo, ma cittadino onorario di Lucca dal 1906) e Gabriele d’Annunzio che, abruzzese, visse per un certo periodo nella nostra regione e nella nostra provincia.  Gli ultimi due poeti ebbero anche  frequentazioni personali  con Puccini, senza però concretizzare fattive collaborazioni. Altre fonti aggiungono anche i nomi di Mattia Calandrelli, Luigi Illica, Giuseppe Martucci, Leopoldo Mugnone, Edoardo Sonzogno e Giulio Ricordi (determinante al giovane Puccini per “sfondare” nel momento topico della sua carriera). Ma su questi ultimi nomi, al momento,  non abbiamo elementi per una trattazione sufficiente. 

In fondo, resterà, sempre aperta la questione dell’appartenenza di Giacomo Puccini alla Massoneria, che non possiamo provare con alcuna documentazioneLa questione ci richiama alla mente un altro caso controverso col quale ci siamo già confrontati,   riguardante la figura di  Carlo Lorenzini (alias Collodi), al quale per altro abbiano dedicato una pubblicazione per celebrarne il duecentesimo anniversario della nascita (1826).

Anche allora il problema era la mancante documentazione dell’affiliazione massonica di Collodi,  come appunto quello relativo a Puccini. Tuttavia, (come per Puccini) ritenemmo che l’ipotesi non andasse  esclusa a priori, in modo tranchant

Per Giacomo Puccini, comunque, ci hanno fanno riflettere anche le sue presenze a varie iniziative dell’area laica locale ed abbiamo tenuto conto delle considerazioni espresse in vari articoli di riviste e di giornali da parte anche di chi non era massone, oppure da parte di chi lo era, ma che ci è sembrato in buona fede e competente nelle sue analisi.

In un lavoro più ampio, in attesa di pubblicazione, queste biografie saranno più articolate e su questo blog riferiremo, in un prossimo articolo, in merito alle interpretazioni esoteriche date da  alcuni musicologi sulle opere pucciniane.

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