#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Flotilla, la verità di Gerusalemme sulla solidarietà internazionale

Ariel Piccini Warschauer.

Dietro lo schermo della solidarietà internazionale e dei proclami umanitari si nasconde, ancora una volta, una scientifica operazione di propaganda politica. La nuova “Flotilla” diretta verso le coste di Gaza non trasporta aiuti, ma provocazioni. A metterlo nero su bianco è lo stesso ministero degli Esteri israeliano, che in una nota ufficiale ha smontato la narrazione dei pacifisti propal e della sinistra internazionale: a bordo di quelle imbarcazioni non c’è alcun carico di assistenza per la popolazione civile.

L’operazione scattata nelle scorse ore era ampiamente annunciata. Prima che si arrivasse al sequestro vero e proprio delle imbarcazioni, la Marina israeliana aveva seguito i protocolli di sicurezza standard, contattando via radio i comandanti delle navi. L’invito rivolto dalle forze di difesa a «tutti i partecipanti a questa provocazione» era stato chiaro e perentorio: «Cambiare rotta e tornare immediatamente indietro». Un avvertimento caduto nel vuoto, a conferma del fatto che l’obiettivo degli attivisti non era approdare pacificamente per sbarcare beni di prima necessità, ma cercare lo scontro frontale a favore di telecamere.

La conferma della natura tutt’altro che pacifica della spedizione arriva dall’identità dei promotori. «Questa volta – spiega la nota diffusa dal ministero degli Esteri di Gerusalemme sulla piattaforma X – due violenti gruppi turchi, la Mavi Marmara e l’IHH, fanno parte della provocazione». Il network è tristemente noto alle cronache, e l’IHH in particolare è ufficialmente designato da Israele come organizzazione terroristica per i suoi storici e documentati legami con il fondamentalismo islamico.

Secondo la diplomazia israeliana, la regia dell’operazione risponde a un disegno geopolitico ben preciso, che punta a proteggere i vertici del terrore nella Striscia. «Lo scopo – continua la nota – è quello di favorire Hamas, distogliere l’attenzione dal rifiuto di Hamas di disarmarsi e ostacolare i progressi del piano di pace del presidente Trump».

Mentre sul piano diplomatico si cerca faticosamente una via d’uscita per la stabilità della regione, la Flotilla si configura dunque come l’ennesimo tentativo di forzare il blocco marittimo – legale secondo il diritto internazionale per impedire il contrabbando di armi – per regalare una vittoria d’immagine ai jihadisti. Una trappola mediatica che la Marina di Tel Aviv ha disinnescato sul nascere, ribadendo che gli aiuti umanitari legittimi passano solo attraverso i canali controllati e verificati, e non attraverso le navi dell’estremismo turco.

Flotilla, la verità di Gerusalemme sulla solidarietà internazionale

Gaza, Hamas ha un nuovo capo militare

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti