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Gaza, Hamas ha un nuovo capo militare

Ariel Piccini Warschauer.

La catena di comando di Hamas tenta l’ennesima riorganizzazione interna sotto la pressione costante dei raid israeliani nella Striscia. A soli tre giorni dall’eliminazione di Izz al-Din Haddad – considerato l’ultimo storico alto ufficiale militare del gruppo terrorista islamico rimasto in vita a Gaza dall’inizio del conflitto – l’organizzazione ha già designato il suo successore. Si tratta di Mohammed Odeh, figura chiave dell’apparato di sicurezza che assume ora il comando supremo delle operazioni sul terreno.

La notizia, rimbalzata inizialmente sui canali della sicurezza araba, è stata confermata dal quotidiano saudita Al-Sharq Al-Awsat, da sempre molto vicino alle dinamiche interne dell’intelligence mediorientale.

L’eredità di Haddad e l’ombra del 7 ottobre

La nomina di Odeh arriva in un momento di estrema vulnerabilità per le brigate Ezzedin al-Qassam. Il suo predecessore, Izz al-Din Haddad, non era un leader qualunque. Al momento dei massacri del 7 ottobre 2023, Haddad guidava l’apparato di intelligence di Hamas: era la “mente” che aveva raccolto per anni le informazioni sui kibbutz di confine e sulle basi dell’IDF, permettendo la pianificazione meticolosa dell’attacco. La sua uccisione, avvenuta tre giorni fa nel corso di un’operazione mirata a Gaza City, ha inferto un colpo durissimo alla struttura psicologica e militare della fazione palestinese.

Chi è il nuovo comandante

Mohammed Odeh eredita una leadership frammentata, ridotta alla clandestinità nei tunnel e priva dei quadri storici che hanno guidato il gruppo negli ultimi vent’anni. Secondo gli analisti militari, Odeh appartiene alla linea dura dell’ala militare, cresciuto all’ombra dello stesso Haddad e del defunto leader Mohammed Deif.

L’obiettivo primario della sua nomina, spiegano fonti locali, è puramente operativo: dare un segnale di continuità e dimostrare che la guerriglia urbana a Gaza può continuare nonostante la decapitazione dei vertici. Resta da capire quanta reale capacità di coordinamento sia rimasta a un comando centrale ormai ridotto ai minimi termini e costantemente braccato dall’intelligence di Tel Aviv.

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