Federcalcio, l’elezione di Malagò insidiata da Abete che potrebbe appoggiare Galliani
Giovanni Malagò ha raggiunto le undici firme necessarie per essere candidato dalla Serie A alla presidenza della FIGC. L’ultima è arrivata dal Parma, che si aggiunge a Napoli, Roma, Bologna, Torino, Lecce, Genoa, Fiorentina, Frosinone, Monza e Udinese. Un risultato che lo rimette pienamente in partita, senza garantirgli il consenso dell’assemblea federale. Le firme consentono infatti di presentare la candidatura, ma non impegnano i club al voto del 14 dicembre. Lo scrive Primaonline.
Nella ricostruzione della maggioranza ha pesato anche la Roma dei Friedkin, rimasta al fianco di Malagò mentre Inter e Atalanta lavoravano all’alternativa Galliani. Le proprietà straniere, soprattutto americane, sono ormai protagoniste degli equilibri della Lega. Ma questa volta la partita sta prendendo una direzione diversa da quella di giugno.
Allora Malagò era stato eletto con il 68,58% contro il 29,17% di Giancarlo Abete, grazie a una convergenza costruita attorno alla Serie A. Quattro mesi dopo il paradigma sembra ribaltato. Calciatori e allenatori, che insieme rappresentano il 30% dei voti federali, sostengono Galliani, mentre Abete, grande sconfitto di giugno, con il 34% della Lega Nazionale Dilettanti si ritrova nella posizione di poter giocare il ruolo di king maker.
È un cambiamento che va oltre i candidati. Una parte importante della Serie A appartiene a fondi e imprenditori internazionali, per i quali la valorizzazione economica delle società è un obiettivo legittimo, ma non necessariamente coincidente con le esigenze del movimento italiano, dalla crescita dei tesserati ai vivai, fino ai risultati della Nazionale. Le altre componenti hanno compreso di avere numeri e titolo per partecipare alle decisioni con pari dignità, senza limitarsi a ratificare scelte maturate altrove.
Nessuno in questo dibattito sta contrapponendosi alla Serie A, che resta il motore economico del nostro calcio e contribuisce, attraverso il gettito fiscale delle attività sportive, anche alle risorse redistribuite a tutto lo sport italiano. La questione è trovare un equilibrio tra chi produce ricavi e chi rappresenta il movimento.
Intanto nella partita rientra anche il caso di Marco Brunelli, segretario generale della FIGC, al quale Malagò attribuisce responsabilità per l’errore procedurale sulla candidatura che ha portato al commissariamento e che vorrebbe avvicendare. Galliani, invece, secondo la stampa sportiva potrebbe confermarlo e nel contempo confermare il contratto dell’avvocato Viglione.
E nella vicenda finiscono anche i familiari dei protagonisti. Prima Marco Buonfiglio, figlio del presidente del CONI Luciano, per i rapporti professionali nel calcio. Poi Gianluca Galliani, azionista di DigitalGoal, proprietaria di FantaMaster, concorrente di Fantacalcio.it, di cui la Lega Serie A ha deliberato l’acquisizione della maggioranza. Adesso diversi rumors su Giuditta Campoccia, figlia di Stefano, vicepresidente dell’Udinese e consigliere federale che ha giocato un ruolo importante per la candidatura di Malagò, che ha lavorato alla Fondazione Milano-Cortina presieduta dallo stesso Malagò. Tre vicende differenti che finiscono per incrociare senza alcuna motivazione oggettiva, la partita per la presidenza federale.
Il tema in discussione da qui al 14 dicembre, data di convocazione assemblea elettorale figc, è che la nuova competizione ha rimesso in discussione equilibri che sembravano consolidati. Il peso economico della Serie A non coincide automaticamente con la maggioranza federale, e nessuno dei candidati può prescindere dal confronto con le altre componenti.
Un equilibrio che a giugno sembrava già trovato e che oggi deve essere ricostruito. Con Abete, il presidente della LND, allora sconfitto, diventato uno degli interlocutori decisivi per definire la prossima governance del calcio italiano.





