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Europa per la cultura, cultura per l’Europa: un documento che è passato quasi inosservato

Tra i molti documenti che vengono approvati dalle istituzioni europee, ce ne sono alcuni che passano quasi inosservati ma che possono segnare un cambio di paradigma. È il caso della dichiarazione congiunta “Europa per la cultura, cultura per l’Europa”, sottoscritta il 18 giugno 2026 da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione. Ne scrive Agenzia Cult.

Non si tratta di un regolamento né di una direttiva. Non introduce obblighi giuridici immediati per gli Stati membri. Eppure il suo valore politico è rilevante perché, per la prima volta, le tre principali istituzioni dell’Unione affermano in modo condiviso che la cultura non è un settore marginale, ma una componente strategica del progetto europeo. La dichiarazione rappresenta così il primo dei milestone previsti dall’ambiziosa “Bussola culturale per l’Europa”, la strategia adottata dalla Commissione lo scorso novembre, che rimpiazza e aggiorna la “Nuova Agenda Europea per la Cultura” del 2018.

La portata del documento va compresa nel contesto delle trasformazioni degli ultimi anni. La pandemia ha mostrato la fragilità delle filiere culturali; le tensioni geopolitiche hanno riportato al centro il tema dell’identità europea; la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo il rapporto tra creatività, diritto d’autore e lavoro culturale. In questo scenario, la cultura smette di essere soltanto un ambito di sostegno finanziario e diventa ”risorsa per l’unità europea, la democrazia, la diversità, l’eccellenza e la competitività” il cui sviluppo richiede visioni trasversali e politiche inter- e trans-settoriali.

La dichiarazione richiama alcuni principi destinati a orientare le future iniziative europee: libertà artistica, pluralismo culturale, tutela della diversità linguistica, accesso alla cultura e diritti culturali, migliori condizioni di lavoro per artisti e professionisti, valorizzazione del patrimonio, educazione culturale e sviluppo di un’intelligenza artificiale centrata sulla persona.

Sono temi che, presi singolarmente, non rappresentano una novità. La novità sta nella loro ricomposizione dentro una visione unitaria. La cultura viene riconosciuta come fattore di democrazia, innovazione, coesione sociale, competitività economica e resilienza delle comunità, come efficacemente sintetizzato in questo passaggio

La cultura e il patrimonio culturale sono alla base dei valori fondamentali su cui si fonda l’Unione europea – il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani (articolo 2 del TUE) – e incarnano il motto «Uniti nella diversità».

IL SENSO DELLA DICHIARAZIONE PER I LUOGHI “AL MARGINE”

Per il mondo agricolo e rurale – a cui la dichiarazione fa esplicito riferimento – questa impostazione valoriale merita particolare attenzione. Da tempo la politica europea invita a superare una lettura della cultura limitata ai grandi poli urbani o alle industrie creative globali. Il patrimonio culturale comprende anche paesaggi agrari, tradizioni alimentari, saperi artigianali, pratiche agricole, architetture rurali e forme di vita delle comunità locali. È un patrimonio che contribuisce alla qualità dei territori e che rappresenta una risorsa economica oltre che identitaria.

In questa prospettiva, diventano sempre più evidenti le connessioni tra politiche culturali e politiche agricole. La valorizzazione delle aree interne, il recupero dei borghi, il turismo sostenibile, le indicazioni geografiche, le produzioni tradizionali e la tutela del paesaggio sono ambiti nei quali cultura e agricoltura condividono obiettivi e strumenti.

Resta forse meno chiaro come la costruzione di una “Europa dal basso” – propensione che sembra permeare tutta la dichiarazione – si coniughi con la volontà dell’Europa di ri-affermarsi allo stesso tempo quale “global cultural powerhouse” [1], in un contesto geopolitico sempre più precario. 

LA CULTURA NEL NUOVO QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE 2028-2034

Naturalmente la dichiarazione non modifica le competenze dell’Unione. I Trattati continuano ad attribuire agli Stati membri la responsabilità principale delle politiche culturali e il ruolo dell’UE resta prevalentemente di coordinamento e sostegno. Tuttavia il documento costituisce un indirizzo politico destinato a orientare la programmazione finanziaria, i programmi europei e l’integrazione della dimensione culturale nelle altre politiche dell’Unione.

Quale dunque il posto della cultura nel nuovo budget pluriennale in corso di negoziazione? Come anticipato qualche mese fa [2], il programma AgoraEU 2028-2034 proposto dalla Commissione europea, destinato a raccogliere l’eredità dell’attuale programma Europa Creativa, include luci e ombre.

Tra le luci, l’ambizioso budget proposto per il nuovo programma, che vede un incremento significativo per la cultura. La Commissione ha messo sul tavolo €5 miliardi (a fronte dei € 2,44 miliardi del programma Europa Creativa 2021-2027), così suddivisi: €1,8 miliardi per l’asse Cultura e €3,2 miliardi per l’asse Media+.

Tra le ombre, l’accorpamento del programma dedicato ai settori culturali e creativi che diventerebbe uno degli assi di un più ampio programma – AgoraEU – che inserisce all’interno di un unico quadro di finanziamento gli attuali programmi Europa Creativa e CERV (Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori), dando dunque minore visibilità alla cultura e al suo programma faro. La proposta è in realtà oggetto di acceso dibattito tra gli operatori del settore tra cui c’è anche chi considera di buon auspicio la maggiore sinergia tra cultura, media e partecipazione civica a cui il nuovo programma potrebbe contribuire, contribuendo così a una cittadinanza più consapevole e a una democrazia più partecipata.

Più preoccupante è invece la recente posizione del Consiglio dell’Unione europea che, capitanato dalla presidenza cipriota di turno, ha presentato lo scorso 18 giugno un documento che propone una riduzione delle risorse pari a 32,8 miliardi di euro, rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea nel luglio 2025. Per quanto riguarda nello specifico AgoraEU, lo stanziamento proposto dal Consiglio si attesterebbe a 7.295 milioni di euro, un livello che comporterebbe una riduzione di circa il 33% rispetto alla posizione del Parlamento europeo, che aveva proposto uno stanziamento pari a 10,72 miliardi, con un impatto stimato pari a circa 500 milioni di euro annui in meno per i settori interessati.

Cosa succede ora? Dal 1° luglio la Presidenza irlandese ha assunto la guida dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034, che avrà tra i principali compiti quello di elaborare un nuovo quadro di compromesso, con l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un accordo entro la fine del 2026.

CONCLUSIONI

La vera sfida inizierà dunque adesso. Ogni dichiarazione di principi rischia infatti di rimanere simbolica se non produce effetti concreti. Occorrerà verificare se i prossimi programmi europei sapranno tradurre questi impegni in strumenti di finanziamento, misure per il lavoro culturale, tutela della libertà artistica e regole capaci di accompagnare l’uso dell’intelligenza artificiale senza comprimere i diritti dei creatori.

Per questo la dichiarazione merita attenzione. Non perché cambi da sola il quadro normativo europeo è perché porti a garanzie dirette e immediate per il mondo della cultura in Europa, ma perché indica la direzione di marcia: una cultura non più considerata voce accessoria della spesa pubblica, bensì infrastruttura democratica, economica e sociale dell’Europa. Come spesso accade nell’ordinamento europeo, i grandi cambiamenti iniziano da documenti che non hanno forza vincolante ma costruiscono il consenso politico necessario per le politiche che verranno. E nulla più di politiche pubbliche a base culturale può fare da antidoto a quella mancanza di comprensione reciproca e di dialogo – conditio sine qua non per un progetto di pace duraturo, dentro e al di fuori del confini dell’Unione. 

NOTE

[1] Polivtseva, E. (30 giugno 2026). After Cultural Diplomacy. Culture Policy Roomhttps://www.culturepolicyroom.eu/insights/after-cultural-diplomacy[2] Montalto, V. (5 settembre 2025). Cultura e media nel bilancio UE 2028-2034. AgenziaCult – Letture Lentehttps://www.agenziacult.it/letture-lente/politiche-per-la-cultura/cultura-e-media-nel-bilancio-ue-2028-2034/

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