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Duello nel Mar Arabico, Trump ordina il blitz e l’Iran promette la grande vendetta

Ariel Piccini Warschauer.

Le acque del Golfo Persico non sono mai state così vicine all’ebollizione. Il confronto tra Washington e Teheran si è trasformato in scontro a fuoco diretto. L’incidente della M/V Touska, il cargo iraniano intercettato domenica scorsa dal cacciatorpediniere USS Spruance, segna un punto di non ritorno: per la prima volta dall’inizio del blocco navale, i cannoni americani hanno colpito una nave battente bandiera della Repubblica Islamica.

L’operazione, scattata ieri, si è consumata nel giro di poche ore cariche di forte tensione. Il cacciatorpediniere lanciamissili Spruance ha intercettato il gigante iraniano – un cargo di 270 metri – mentre navigava alla velocità di 17 nodi verso il porto di Bandar Abbas. Dopo sei ore di ordini radio ignorati dal comando della Touska, il Pentagono ha dato il via libera all’uso della forza.

Non è stato un affondamento, ma una «immobilizzazione chirurgica». Il cannone MK 45 della marina USA ha centrato i locali macchine della nave, lasciandola immobile alla deriva. Pochi istanti dopo, i Marines della 31ª Unità di Spedizione si sono calati sul ponte da un elicottero, prendendo il controllo del mercantile sotto gli occhi dei droni iraniani che sorvolavano la zona.

La reazione di Teheran è stata immediata e violenta nei toni. Il Comando congiunto Khatam al-Anbiya ha definito l’azione un atto di «saccheggio marittimo», accusando gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco utilizzando «terroristi paracadutati» a bordo di un mercantile civile.

«Reagiremo presto», hanno tuonato i vertici dei Pasdaran. La promessa di vendetta non appare stavolta come una semplice formula retorica: con il blocco navale che sta costando all’economia iraniana circa 500 milioni di dollari al giorno e 25 navi già respinte, il regime si sente con le spalle al muro.

Mentre il Golfo trema, la politica tenta una via d’uscita che appare però sempre più difficile. Donald Trump ha rivendicato l’operazione come necessaria per mantenere l’ordine, ma ha lanciato un ultimatum brutale: «Offriamo un accordo equo, ma se non accettano li distruggeremo».

Il riferimento è ai colloqui previsti a Islamabad, dove la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vancee dai consiglieri Kushner e Witkoff è già atterrata. Tuttavia, la sedia iraniana rischia di rimanere vuota. Il presidente Pezeshkian è stato categorico: «Nessuna trattativa finché non viene revocato il blocco».

Il mercato globale ha reagito immediatamente: il prezzo del petrolio è balzato verso l’alto nel timore che la «vendetta» promessa da Teheran possa concretizzarsi nella chiusura dello Stretto di Hormuz. Se l’Iran dovesse decidere di rispondere con attacchi simmetrici o sciami di droni contro le unità americane, la scintilla accesa dalla USS Spruance potrebbe trasformarsi nell’incendio definitivo del Medio Oriente.

Il mondo resta col fiato sospeso: la linea sottile tra la pressione diplomatica e il conflitto aperto è stata calpestata dagli anfibi dei Marines sul ponte della petroliera Touska.

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