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Delitto di Garlasco, la svolta in una intercettazione

Ariel Piccini Warschauer.

Una frase catturata dal silenzio di un’auto, un soliloquio che dopo anni di polvere giudiziaria sembra trasformarsi in una confessione postuma. “È successo qualcosa quel giorno… era sempre lì a casa… però cazzo, alle nove e mezza”. È l’8 febbraio 2017 quando Andrea Sempio, oggi trentottenne e principale indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, pronuncia queste parole. Per la Procura di Pavia, non è uno sfogo senza senso, ma la cronaca precisa dell’inizio di un incubo: l’orario in cui l’assassino varcò la soglia di via Pascoli.

La chiusura delle indagini, firmata dall’aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, delinea uno scenario che ribalta diciotto anni di convinzioni granitiche. Al centro della ricostruzione c’è la nuova consulenza medico-legale di Cristina Cattaneo, che fissa paletti temporali insuperabili. Se Chiara Poggi ha disattivato l’allarme della villetta alle 9.12, la scienza dice che alle 9.45la ragazza era ancora viva.

In questo intervallo si inserisce la figura di Sempio. Secondo i magistrati, l’indagato sarebbe entrato in casa proprio verso le 9.30, dando inizio a quella tragica sequenza di aggressione e colluttazione durata circa venti minuti. Un orario che trova riscontro nei tabulati: alle 9.58, infatti, Andrea Sempio telefona all’amico Mattia Capra, quando ormai il destino di Chiara è tragicamente compiuto.

Mentre la posizione di Sempio si aggrava, quella di Alberto Stasi – l’uomo che ha già scontato gran parte della sua condanna a 16 anni – ne esce paradossalmente riabilitata. “Appare del tutto irragionevole che Chiara possa essere stata uccisa da chi alle 9.35 era a casa propria davanti al computer”, scrivono i pm. Stasi era a 1,7 chilometri di distanza, impegnato a scrivere la tesi, come confermato dalle perizie informatiche.

Crolla anche l’ipotesi del “litigio passionale” o della scoperta di segreti inconfessabili. La sera prima del delitto tra i due regnava la serenità: Chiara guardava le foto delle vacanze a Londra e collaborava alla stesura della tesi del fidanzato. Interrogato lo scorso 20 maggio, Stasi ha ribadito di non aver mai saputo di avances o di molestie subite da Chiara da parte di Sempio: “Non ne ha mai fatto riferimento”.

Ma è l’analisi delle macchie di sangue (Bpa) a regalare i dettagli più crudi di questa nuova verità. Sulle scale della cantina sono state individuate tracce a forma di “C” rovesciata, segni squadrati che gli inquirenti leggono come il punto in cui l’assassino ha appoggiato l’arma sporca di sangue.

E poi c’è quella traccia “muta” ma eloquente: lo stampo di un palmo sinistro ai margini della pozza di sangue all’ingresso. Non c’è un’impronta da confrontare, ma per chi indaga quel segno ha un solo proprietario possibile: chi ha ucciso Chiara Poggi. Una mano appoggiata nel vuoto di una mattina d’agosto, che oggi sembra avere finalmente un nome e un cognome. 

Delitto di Garlasco, la svolta in una intercettazione

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