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Delitto di Garlasco, il j’accuse di Nordio: “Condanna irragionevole, ora cambiamo le regole”

Ariel Piccini Warschauer.

Il Guardasigilli torna sul caso Stasi e scuote i palazzi del potere: «Se due sentenze dicono “innocente”, il dubbio resta. Lo Stato non può giocare a dadi con la libertà dei cittadini». La riforma per l’inappellabilità delle assoluzioni non è più rinviabile.

C’è un fantasma che si aggira per le aule di giustizia italiane, ed è il fantasma dell’irragionevolezza. Quella logica kafkiana per cui un cittadino può essere assolto una, due volte, per poi finire dietro le sbarre in via definitiva senza che sia emersa una “pistola fumante” nuova di zecca, ma solo una diversa lettura di vecchie carte. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio (nella foto) ha deciso di squarciare il velo di ipocrisia che da anni avvolge il delitto di Garlasco, trasformando il caso di Alberto Stasi nel simbolo di un sistema che va resettato.

Il paradosso del “ragionevole dubbio”

«Com’è stato possibile condannare Stasi?», si è chiesto il Ministro con quella schiettezza che fa saltare sulla sedia l’Associazione Nazionale Magistrati. La tesi di Nordio è di una linearità disarmante: se il nostro codice prevede che una condanna debba arrivare solo “al di là di ogni ragionevole dubbio”, come si può sostenere che tale dubbio non esista quando due diversi collegi giudicanti hanno precedentemente deciso per l’assoluzione?

Due assoluzioni non sono un “incidente di percorso”, sono la prova vivente che la colpevolezza non è granitica. Eppure, Stasi è in cella. E questo, per il Guardasigilli, è il sintomo di una patologia legislativa tutta italiana: «Più che colpa dei magistrati è colpa delle leggi», ha scandito, puntando il dito contro un meccanismo che permette processi infiniti, simili a una partita a scacchi dove lo Stato ha mosse illimitate e il cittadino finisce logorato dal tempo.

La riforma necessaria

Il “metodo Garlasco” – fatto di perizie infinite, calpesti simulati e ribaltamenti spettacolari – è esattamente ciò che Nordio vuole cancellare con la sua riforma. Il punto cardine è l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Se un giudice dello Stato ti dichiara innocente, il calvario deve finire lì. Punto. Non si può permettere al Pubblico Ministero di continuare a inseguire un teorema finché non trova, per sfinimento o per caso, una corte disposta a dargli ragione.

«Lo Stato non può avere una seconda chance quando ha già fallito nel dimostrare la colpevolezza in primo grado», sembra essere il mantra che muove l’azione di Via Arenula.

Giustizia o “vendetta” procedurale?

Le parole di Nordio non sono solo un’analisi tecnica, ma una scossa morale. Il delitto di Garlasco resta una ferita aperta, una tragedia che ha spezzato la vita di Chiara Poggie devastato due famiglie. Ma la ricerca della verità non può e non deve trasformarsi in una caccia alle streghe procedurale.

Mentre si torna a parlare di DNA e di possibili “altri” colpevoli, l’intervento del Ministro mette a nudo la fragilità di una sentenza definitiva che oggi, alla luce del buonsenso citato dal Guardasigilli, appare più come un azzardo giudiziario che come un atto di giustizia certa. La sfida è lanciata: cambiare le regole per evitare che il prossimo “caso Stasi” sia già dietro l’angolo. Perché una giustizia che non rispetta il dubbio è, semplicemente, una giustizia ingiusta.

Delitto di Garlasco, il j’accuse di Nordio: “Condanna irragionevole, ora cambiamo le regole”

Enzo Cei, le immagini e la scrittura

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