Collodi e il suo umorismo disincantato
Roberto Pizzi.
Collodi, l’autore de “Le Avventure di Pinocchio”, aveva conosciuto l’arroganza e il dispotismo deinobili, spesso prepotenti con i sottoposti come il Marchese del Grillo, film nel quale Alberto Sordisi diverte ad angariare Aronne l’ebanista ebreo, per riaffermare la sua superiorità di casta.Comportamenti diffusi che lo avevano convinto della necessità di contrastare lo sfruttamento attuato sui contadini, permettendo a questi ultimi di elevarsi tramite lo strumento dell’istruzione. Laprepotenza di certi aristocratici è narrata nel libro Macchiette (1880), nel quale Collodi riporta il dialogo tenuto da un anonimo “nobiluomo” (da identificarsi nel marchese Garzoni) con il suo calzolaio, dove si manifesta lo sprezzo verso l’artigiano ed anche la prepotenza nel rimandare nel tempo i pagamenti per i lavori svolti per suo conto. Tale episodio narrato da Collodi è di natura autobiografica, avendo la sua famiglia subìto la prepotenza del marchese Garzoni per cui lavorava.
Sempre, in tutta la sua vita, Lorenzini sosterrà la necessità dell’educazione scolastica delle plebi e sarà critico verso i potenti, lottando contro le loro ingiustizie. Lo farà, principalmente, con gli strumenti di cui disponeva: la satira, l’uso della caricatura, l’umorismo pronto e sferzante, che si fondevano costruttivamente nella passione politica, nella fede patriottica e nell’ideale risorgimentale mai spentosi in tutta la sua vita.
Collodi, che è stato un grande ammiratore di Leopardi, mi sollecita anche ad un suo accostamento
al filosofo Luciano di Samòsata (120 d.c. – 180 d.c.), al quale il poeta di Recanati si ispirò per le sue Operette morali. Una mia interpretazione soggettiva mi fa scorgere nel filosofo greco certesomiglianze con il dissacrante, burbero ma generoso Collodi.
Luciano era un conferenziere e fece della conferenza un genere comico; era uno scrittore e dissacrò la scrittura; era un filosofo nemico dei filosofi; era un osservatore della stupidità del mondo, della vanità di quanti si sono incoronati sapienti; prese in giro i concorsi a cattedra per le diverse scuole filosofiche. Per le commissione di questi concorsi – disse – la “cosa più importante in un filosofo era una folta barba, degna di fiducia”. Osservando, poi sarcasticamente, che se si dovessero giudicare i filosofi dalla lunghezza della barba, il candidato vincente sarebbe il caprone. Faceva ridere il suo pubblico a spese delle dottrine degli intellettuali. Seppe mescolare così bene le cose serie alle prese in giro – e le prese in giro alle cose serie e seppe dire la verità ridendo… e ridere nel dire la verità.
Del senso dell’umorismo connaturato in Collodi mi piace riportare anche alcuni suoi aforismi:
– Ognuno, caro mio, in questo mondo recita la sua parte. C’è chi nasce per mangiare e chi nasce per essere mangiato…( in Macchiette)
– Io poi se fossi re vorrei pigliare tutte le mattine una bella tazza di caffè e latte, ma col permesso della mamma di poterci mettere le dita dentro, per poter raccattare lo zucchero e i minuzzoli di panerimasti in fondo! Io poi se fossi re vorrei comprare subito una grammatica nuova e cinque panini di cioccolata. Io comprerei piuttosto dieci panini di cioccolata. Alla grammatica ci pensa il babbo.
(in Occhi e nasi)
– Se il buon padre Adamo, invece di cedere alla tentazione di due bellissimi pomi, si fosse lasciato vincere dalla golosità volgare di un cibreo di regalie o di una bistecca, la Leggenda dell’Eden sarebbe stata una pagina di prosa nauseante… (in Occhi e nasi).
– Godersi in pace una ricca eredità, passata di padre in figlio, è sempre una bella cosa: ma per i giovani, l’industria, l’abilità e la svegliatezza d’ingegno valgono più d’ogni altra fortuna ereditata. (in Il gatto con gli stivali).
Infine due altre frasi celebri, che ci riportano all’esordio di questo articolo in cui si sottolineava l’avversione di Collodi ai privilegi degli aristocratici ed il suo convincimento repubblicano.
Per fare una lepre dolce e forte, prima di tutto ci vuole una lepre. E per fare il presidente di una Repubblica, la ricetta prescrive che bisogna prendere un repubblicano – di tinta buona.
(Articolo su Il Fanfulla)
C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
(Incipit da Le Avventure di Pinocchio)




