Allarme negli Stati Uniti per il morbillo: New York dichiara lo stato di emergenza
Emanuele Montomoli*.
Quasi 3.900 casi dall’inizio dell’anno: il dato più alto dal 1991, tutti i focolai si concentrano nelle comunità con basse coperture vaccinali. Al centro della risposta sanitaria torna “il vaccino”.
Una malattia che sembrava sotto controllo torna a mettere sotto pressione la sanità pubblica americana. Negli Stati Uniti, il morbillo ha raggiunto nel 2026 livelli che non si registravano da oltre trent’anni. Il 5 ottobre, la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha dichiarato lo stato di emergenza per contrastare la diffusione del virus, al 3 ottobre, nello Stato erano stati confermati 108 casi, 92 dei quali registrati dal 15 luglio in comunità rurali con coperture vaccinali insufficienti, distribuite in 18 contee. A livello nazionale, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) avevano contato 3.887 casi confermati al primo ottobre.
La misura adottata da New York punta a rafforzare la risposta sanitaria, ampliando la possibilità per alcuni professionisti di somministrare il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) e facilitando l’esecuzione dei test nei casi sospetti. L’emergenza, in vigore fino al 4 novembre, si inserisce in un quadro nazionale aggravato dai focolai registrati anche in altri Stati, tra cui la vicina Pennsylvania.
Il legame tra la diffusione del virus e le coperture vaccinali è centrale per comprendere quanto sta accadendo. Il morbillo è una delle infezioni più contagiose, si trasmette per via aerea e può diffondersi rapidamente quando entra in contatto con gruppi di persone non immunizzate. Per ridurre sensibilmente il rischio di circolazione sono necessarie coperture vaccinali intorno o superiori al 95%. Negli Stati Uniti, secondo i dati federali, tra i bambini della scuola materna la copertura con il vaccino MPR è scesa al 92,4% nell’anno scolastico 2025-2026. La differenza può sembrare contenuta, ma ha conseguenze epidemiologiche sono estremamente rilevanti. Quando diminuisce la quota di persone immunizzate, il virus trova più facilmente nuovi ospiti e i focolai possono estendersi. Ad essere maggiormente esposti sono i bambini troppo piccoli per completare il ciclo vaccinale, le persone immunocompromesse e chi non può ricevere il vaccino per specifiche controindicazioni.
Il morbillo non è una malattia sempre benigna. Dopo un periodo di incubazione, provoca generalmente febbre alta, tosse, rinite, congiuntivite ed eruzione cutanea, in alcune situazioni può causare complicanze gravi, tra cui polmonite ed encefalite, fino alla morte. L’infezione può inoltre danneggiare la memoria immunologica, indebolendo parte delle difese sviluppate dall’organismo contro altri agenti infettivi. La vaccinazione resta lo strumento più efficace per prevenire la malattia. Due dosi del vaccino MPR proteggono dal morbillo con un’efficacia di circa il 97%, la sua importanza va oltre la protezione individuale, un’elevata copertura vaccinale riduce la circolazione del virus e protegge indirettamente anche chi è più vulnerabile.
Gli Stati Uniti avevano dichiarato eliminata la trasmissione endemica del morbillo nel 2000. Questo risultato, tuttavia, non significava che il virus fosse scomparso dal mondo, ma che la sua circolazione continuativa nel Paese era stata interrotta. L’aumento dei casi dimostra quanto questo equilibrio possa essere delicato e fragile quando la copertura vaccinale diminuisce. Il messaggio che arriva dagli Stati Uniti è chiaro: disporre di un vaccino efficace non basta se una parte della popolazione resta scoperta. Ogni calo delle immunizzazioni crea nuove opportunità per il virus e aumenta il rischio per l’intera comunità. La vaccinazione non è soltanto una scelta individuale, ma uno degli strumenti fondamentali della prevenzione collettiva.
Per evitare che malattie prevenibili tornino a trasformarsi in emergenze, occorre “proteggere” le coperture vaccinali, contrastare la disinformazione e garantire un accesso tempestivo all’immunizzazione.
*Emanuele Montomoli è ordinario di Igiene e sanità pubblica all’Università di Siena





