Il policlinico delle Scotte, il Santa Maria della Scala e i Maestri della Medicina senese
Stefano Bisi.
Si discute sul nome de policlinico senese delle Scotte. Dopo i social si passa all’interrogazione al sindaco di Siena per sapere perché non si chiama Santa Maria alle Scotte ma all’ingresso si legge Azienda ospedaliero universitaria Senese. La stessa Aous ha spiegato il motivo ma il dibattito è destinato a continuare sul filo che lega il vecchio spedale Santa Maria della Scala al policlinico sorto sulla collina delle Scotte. Ricordo che quando venne trasferito l’ultimo reparto del vecchio spedale si pose il problema del nome. C’è chi voleva chiamare il policlinico “Santa Caterina” (Gilberto Madioni) e chi propose altri nomi. Ero tra coloro che espressero la loro contrarietà alla denominazione “Santa Maria alle Scotte”, pur riconoscendo la continuità della scuola medica senese, peraltro sottolineata con molta enfasi alla cerimonia di inaugurazione della Galleria. In prima linea nella valorizzazione del legame è stato proprio il direttore generale dell’Aous Antonio Barretta, oggi criticato per la denominazione che appare all’ingresso di una Galleria che accoglie nel migliore dei modi gli utenti del policlinico. Come finirà la contesa? Chi vuole potrà continuare a chiamare il policlinico “Santa Maria alle Scotte”, altri più semplicemente diranno “Devo andare alle Scotte”. Un tributo sarebbe giusto riconoscerlo a chi quel policlinico, che oggi mostra i segni del tempo, lo volle, così come sarebbe giusto onorare i Maestri della Medicina che hanno dato lustro al Santa Maria e poi alle Scotte.
Intanto il Giornale dell’Arte si è occupato della Galleria inaugurata dieci giorni fa. Scrive che “un primo impatto quando si entra in un luogo, genera nei nostri ricordi un forte legame tra la percezione emotiva iniziale e ciò che quello spazio rappresenterà nella nostra esperienza futura. Il nuovo ingresso dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese nell’Ospedale Le Scotte di Siena inaugurato il 6 maggio, si propone di portare la bellezza nei luoghi della guarigione, restituendo dignità al tempo dell’attesa e del ricovero. «Hospitalia» è il nuovo progetto espositivo curato da Rita Scartoni, responsabile della Fondazione Alinari per il settore della fotografia, che, attraverso una selezione di immagini storiche degli Archivi Alinari, mette in luce la narrazione che lega le Scotte alle proprie radici millenarie, in una continuità ideale con la storia della città. Il racconto visivo prende le mosse dal Salone del Pellegrinaio del Santa Maria della Scala, dove il celebre ciclo di affreschi medievali narrava già secoli fa l’eccellenza della cura e dell’ospitalità senese. In una sorta di «passeggiata ideale», il visitatore viene accompagnato dall’antico complesso di Piazza del Duomo fino alla moderna galleria d’accesso del policlinico. Qui le fotografie d’epoca diventano testimonianze vivide di una dedizione che, nel corso dei secoli, ha cambiato forma architettonica senza mai perdere la propria sostanza etica”.
Il Giornale dell’Arte scrive che “la tradizione dell’assistenza a Siena affonda le proprie radici lungo la Via Francigena, dove il Santa Maria della Scala si affermò come uno dei più importanti ospedali d’Europa. Gli Hospitalia medievali erano strutture nate per incarnare il valore cristiano della carità, offrendo riparo e ristoro a pellegrini e bisognosi. Questa missione, iniziata alla fine dell’XI secolo, non si è mai interrotta, evolvendosi fino all’attuale sede sulla collina delle Scotte. Oggi «Hospitalia» ne rappresenta la memoria storica e il cuore pulsante, configurandosi come una bussola culturale aperta al futuro. Lo spazio è stato infatti progettato per essere dinamico: alla mostra permanente si affiancheranno esposizioni temporanee, trasformando l’ospedale in un centro culturale vivo e partecipato. L’innovazione passa anche attraverso la fruizione digitale: grazie alla collaborazione con l’app Bloomberg, i visitatori possono accedere ad approfondimenti audio e traduzioni multilingue inquadrando i QR code presenti lungo il percorso. L’intervento di riqualificazione delle Scotte ricorda, in definitiva, che la cura del corpo non può essere disgiunta da quella dello spirito. Siena, ancora una volta, dimostra come la sua antica tradizione ospedaliera continui a rappresentare una lezione di civiltà attuale”. E questa lezione è indipendente dal nome scritto su una delibera formale.





