#CULTURA #Dialoghi in cerchio #TOSCANA

Albert Einstein e la persecuzione degli ebrei in Toscana

Roberto Pizzi.

Il 20 maggio alle 18 nello storico caffè delle  Giubbe Rosse di Firenze, per la rassegna “Dialoghi in cerchio”, si parlerà di Albert Einstein e dei suoi soggiorni fiorentini del 1921. Saranno presenti Paolo Bulletti e Valeria Rondoni, autori del libro dedicato al grande scienziato, edito da Angelo Pontecorboli.

Al nome di Einstein si collega anche la drammatica sorte toccata ad una parte  della sua famiglia,

quando il 3 agosto del 1944 le SS irruppero nella abitazione del cugino Robert,  per compiere la cosiddetta  strage di Rignano sull’Arno strage del Focardo, dal nome della Villa e dell’omonima fattoria annessa.

Fra i motivi plausibili di questa strage, oltre all’odio antisemita, vi fu anche la volontà di colpire indirettamente il fisico Albert Einstein, che aveva lasciato la Germania e rappresentava per i nazisti un nemico simbolico.

Lo scomparso   prof. Bruno Di Porto (1933-2023) che fu professore di Storia del Giornalismoal’Università di Pisa, pubblicò nel suo periodico “Il Tempo e l’Idea”, del febbraio 1994, la relazione da lui svolta nell’ambito della “Celebrazione del 50° anniversario della deportazione degli Ebrei e della Resistenza a Livorno” (Cimitero  “La Cigna”) il 30 gennaio dello stesso anno. Essa ci offre lumi sulle vicende degli Ebrei in Toscana sotto l’occupazione nazista, dopo l’intermezzo ambiguo ed euforico dei 45 giorni badogliani, quando gli israeliti furono  presi nell’ingranaggio della Soluzione finale per opera congiunta dei tedeschi e della repubblica fascista di Salò.

Di Porto cita anche la suddetta strage di Rignano sull’Arno, della famiglia di Roberto Einstein. Nella loro villa furono trucidate  Cesarina Mazzetti (detta Nina), Luce e Annamaria Einstein, rispettivamente moglie e figlie di Robert Einstein. Don Angelo Tafi, che per lungo tempo fu professore di Sacre Scritture nel Seminario di Arezzo ed apprezzato studioso di storia toscana  testimoniò che nell’estate dei 1944 egli si trovava ad  Antica, fra Rignano e San Donato in Collina, dove il padre era guardia di una fattoria. Sapendo che nei  dintorni risiedevano alcune famiglie ebraiche, don Tafi parlò con i parroci della zona perché si interessassero delle loro condizioni. In particolare  si soffermò più volte sui pericoli a cui erano esposti gli Einstein. Intorno alla metà di luglio il sacerdote dedusse da una conversazione con un ufficiale tedesco che la famiglia era in serio pericolo e si affrettò ad avvisarla. In seguito a questo e ad altri avvertimenti Roberto Einstein lasciò l’abitazione per rifugiarsi poco lontano, mentre le figlie e la moglie Nina Mazzetti, che non erano di religione ebraica, ritennero di poter restare: il 3 agosto però i tedeschi irruppero nella tenuta e uccisero ugualmente le tre donne, allontanandosi  dopo aver dato alle fiamme la villa. Il dolore per la tragedia sconvolse Robert Einstein che si tolse la vita il 13 luglio 1945, nel giorno del 32º anniversario di matrimonio con Nina. Fu sepolto accanto alla famiglia nel cimitero della Badiuzza, presso la località Le Corti, a poca distanza dalla Villa del Focardo.

Tale azione criminale non fu certamente l’unica e si inserisce in un drammatico quadro persecutorio

contro gli ebrei, artefici di una immaginaria cospirazione  planetaria e che agli occhi di Hitlerincarnavano il capitalismo internazionale avverso alle identità nazionali. Proprio questa categoria del “complotto” era stata analizzata da Albert Einstein il quale la collegava “alldiffusa credenza che i demoni fossero dappertutto  e stessero alla radice del nostro concetto di causalitàQuindi il mito della congiura ebraica diventava un adattamento moderno della tradizione demonologica che nel corso dei secoli avrebbe avuto uno sviluppo incredibile: quasi che per diventare credibile il reale dovesse diventare favola. A parlare per primo di una cospirazione ebraica mondiale sembra essere stato l’abate Barruel, nel 1797, il quale collegava tra loro massoni ed ebrei legati dal nesso che i primi sarebbero stati gli artefici della Grande Rivoluzione e i secondi i massimi beneficiari. Da qui si sviluppava poi il mito della congiura giudaico-massonica. La Letteratura alimenterà il mito coi romanzi “Coningsby” di Benjamin Disraeli (1844) e “Biarritz” di Herman Goedsche (1868). Antisemiti russi, a partire dal 1872, trasformarono la fantasia del libro di Goedsche nell’opuscolo “Nel cimitero di Praga cecoslovacca (Gli ebrei sovrani del mondo)”. Nel 1882 questo opuscolo, che riportava il discorso di un rabbino ad altri ebrei, era divenuto  strumento di denuncia di una cospirazione data per autentica e trovava diffusione per buona parte d’Europa. Nel 1881 l’abate Chabauty sviluppava, nel suo libro “Les francs-macons et les juifs”, la tesi che Satana aiutato dai giudeo-massoni preparava la cospirazione affinché l’Anticristo ebreo potesse dominare sul mondo. Nel 1893 monsignor Lèon Meurin pubblicava “La Franc-maconnerie, Synagogue de Satan”, accomunando, in pratica, massoneria ed ebraismo. In Russia, dal 1880 al 1910, violenti pogrom (parola che in russo significa temporale) provocavano l’esodo di 1 milione e mezzo di ebrei. La polizia zarista fomentava l’odio della popolazione con la diffusione di libelli antiebraici. Da una grossolana contraffazione di un opuscolo francese scritto contro Napoleone III, “Dialogo all’inferno fra Machiavelli e Montesquieu”, l’Okrana (la polizia dello zar) inventava, infine, “I Protocolli dei Savi di Sion”, in cui, oltre alla critica del pensiero liberale, si descriveva il complotto per la conquista del mondo, ordito dagli Anziani di Sion: “un grande vecchio” parlava ad una fantomatica assemblea di anziani e ricordava i successi ebraici costruiti con una paziente penetrazione nella società europea. Il libro che iniziò a circolare in Europa tra il 1919 e il 1921  ebbe una diffusione incredibile e divenne, naturalmente, uno strumento importante nelle mani di Hitler. 

Anche in Italia, dopo le leggi razziali promulgate cinque anni prima, si passò alla fine del1943 alla persecuzione fisica degli ebrei e, nel complesso,  anche le autorità e le forze di poliziaaggravarono  in modo determinante il bilancio del genocidio nel nostro paese. In Toscana molti ebrei furono presi da italiani. Da agenti italiani fu presa e maltrattata Frida  Misul, quando, sfollata ad Antignano, si presentò in questura a chiedere il permesso per recarsi a casa nella zona nera del centro di Livorno, fatta evacuare dai tedeschi. Finì ad Auschwitz ed é stata una dei pochissimi livornesi sopravvissuti. Come nel caso di Tullio Melauri, profugo con la famiglia da Trieste a Figline Valdarno, tutti arrestati il 23 dicembre ’43. I due ragazzi, Tullio e il fratello, riuscirono a fuggire e si salvarono presso una famiglia contadina, mentre i genitori e la nonna furono portati in due prigioni diverse e consegnati ai tedeschi. Un altro ragazzo salvato é stato David Cassuto, che è stato poi vicesindaco di Gerusalemme, figlio del giovane rabbino capo di Firenze Nathan Cassuto, catturato con altri correligionari per delazione di un infiltrato, il 26 novembre ’43, durante la riunione del comitato di assistenza agli ebrei stranieri profughi, tenuta nella sede dell’Azione cattolica. La stessa spia fece arrestare la moglie del rabbino Anna Di Gioacchino. ll rabbino Cassutoera anche oculista ed era figlio di Moshe David Umberto Cassuto, lo studioso autore dell‘opera Gli ebrei a Firenze nell‘età del Rinascimento, suo predecessore nel rabbinato maggiore di Firenze. Resse al lavoro forzato e alle marce, ma lo uccisero per non farlo liberare dai russi.

Sopravvisse la moglie Anna, che raggiunse i figli in Israele, dove fu uccisa il 13 aprile del 1948, nell’attacco arabo al convoglio sanitario che riforniva l’ospedale della Hadassa (che si trovava sul Monte Scopus, a Gerusalemme: nell’atto terroristico perirono 78 israeliani).

Fu deportato il rabbino di Pisa, il livornese Giacomo Augusto Hasda. Fu preso con la moglie Ermelinda Segre il 5 novembre ’43. Anziani, furono gassati all’arrivo ad Auschwitz il 14 novembre. 

La comunità di Pisa perse anche il presidente, Giuseppe Pardo Roques, amministratore e filantropo di illustre famiglia sefardita, trucidato dai tedeschi, su delazione di un vicino, il primo agosto del1944, nella sua casa di via Sant’Andrea, con dodici ospiti che vi si erano rifugiati, in parte ebrei ed in parte cattolici. 

Un altro eccidio avvenne, infine, il 20 agosto ’44, quando i tedeschi in fuga a Rufina di Caselle presso Firenze, in base ad una spiata individuarono e  fucilarono alle spalle tre donne ebree obbligate a precederli: Ada Bemporad, Elda e Valentina Galletti.

Il bilancio complessivo fu di quasi 9000 vittime. I reduci dalle deportazioni, in condizioni pietose, furono un migliaio. Fu eliminato più di un quinto dell‘ Ebraismo italiano e andò megliorispetto ad altri  paesi per la minore durata dell’occupazione e per l’aiuto dato dal popolo italiano. In Toscana la perdita é stata di oltre 600 persone, forse in percentuale più bassa che altrove, per una minore concentrazione locale delle abitazioni ebraiche rispetto a Roma e per la minore durata dell’occupazione rispetto al Nord. Lo sfollamento per i bombardamenti da Pisa e da Livorno (qui anche per l’evacuazione della zona centrale ordinata il 12 novembre dai tedeschi) contribuì a metterne in salvo molti. Dalla provincia di Firenze i deportati ebrei furono 291: compreso i vecchi dell‘ospizio, e la violazione di un convento di suore. Dalla provincia  di Lucca 107 (i residenti erano pochi, ma vi erano campi di concentramento di ebrei in gran parte stranieri e vi erano sfollati da Livorno e da Pisa). Dalla provincia di Pistoia, 77. Dalla provincia di Grosseto, 36 (vi era la comunità di Pitigliano e vi erano sfollati da Livorno e da Pisa). Dalla provincia di Livomo, 35, ma il calcolo va fatto tenendo conto dei livornesi catturati in altre zone e sale ad almeno 115. Dalla provincia di Arezzo, 29. Dalla provincia di Pisa, 17. Da quella di Siena, 16. 

Si devono aggiungere ai deportati i trucidati sul posto. Si ammette generalmente che lo scopo della reclusione, ordinata dal governo di Salò, non era di sopprimere gli ebrei, perché in Italia di campi della morte vi fu solo la risiera di San Saba presso Trieste, ma l’esito fu quello, perché i campi italiani (il più importante di Fossoli e anche i campi toscani di Bagni di Lucca e di Bagno a Ripoli presso Firenze) furono presto in balia dei tedeschi e divennero stazioni di transito nel calvario della Shoah.

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