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Il delitto di Garlasco, famiglia Poggi e gemelle Cappa al contrattacco presentano 200 querele contro l’odio social

Ariel Piccini Warschauer.

Il caso Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, si sposta su un nuovo fronte: quello della tutela della dignità e della lotta al cyberbullismo mediatico. La Procura di Milano ha infatti aperto un nuovo fascicolo d’indagine per atti persecutori e diffamazione aggravata, in seguito a un’imponente azione legale intrapresa dalla famiglia Poggi e dalle cugine della vittima, le gemelle Stefania e Paola Cappa.

L’esposto e il reato di stalking

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Antonio Panza, nasce da un deposito massiccio di querele – circa duecento – che puntano il dito contro una galassia eterogenea di soggetti: blogger, sedicenti esperti, giornalisti e utenti di piattaforme social. L’ipotesi accusatoria è che nei confronti dei familiari di Chiara sia stata messa in atto una vera e propria persecuzione digitale.

Non si tratterebbe, dunque, di singoli episodi isolati, ma di una condotta reiterata nel tempo che avrebbe pesantemente inciso sulla vita privata e sull’equilibrio psicologico dei querelanti. La tesi dei legali è chiara: la libertà di opinione e il diritto di cronaca non possono trasformarsi in una “licenza di tortura” mediatica.

La “macchina del fango” online

Al centro dell’esposto ci sono anni di ricostruzioni alternative, spesso prive di fondamento scientifico o processuale, che hanno tentato di spostare la responsabilità del delitto di quel 13 agosto 2007 lontano da Alberto Stasi (condannato in via definitiva a 16 anni), finendo per colpire chi quella tragedia l’ha subita.

«Si è assistito a una sistematica attività di denigrazione e di “mostrizzazione”», spiegano fonti vicine alla famiglia.

I messaggi finiti agli atti della Procura descrivono un clima d’odio fatto di insulti diretti, teorie del complotto che coinvolgono i genitori di Chiara e pesanti allusioni al ruolo delle cugine Cappa. Un “processo parallelo” permanente che si nutre di click e visualizzazioni, alimentato da chi, nel vuoto normativo dei social media, ha creduto di poter agire nell’impunità.

Un precedente per la cronaca nera

L’iniziativa della famiglia Poggi rappresenta un unicum per la cronaca nera italiana, sia per il numero di querele che per la contestazione del reato di stalking. Se il procedimento dovesse arrivare a processo, potrebbe segnare un punto di svolta giurisprudenziale sul limite tra il legittimo dubbio di fronte a un caso di cronaca e la diffamazione persecutoria.

Mentre a Garlasco il silenzio continua a circondare la villetta di via Giovanni Pascoli, a Milano la magistratura dovrà ora stabilire se quella rete di commenti, video e articoli abbia oltrepassato il confine della legalità, trasformando il dolore di una famiglia in un intrattenimento pubblico senza regole.

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