Gli ostacoli che incontra l’egemonia culturale della destra
Luigi Manconi su La Repubblica riflette sul tema dell’egemonia culturale della destra italiana, osservando come, dopo anni di rivendicazioni, essa si manifesti in forme che appaiono al tempo stesso simboliche e contraddittorie. L’autore cita episodi recenti — dalla partecipazione di Sal Da Vinci all’Eurovision alle vicende interne al Ministero della Cultura — per introdurre una critica più ampia alla capacità della destra di elaborare una politica culturale coerente. Al centro dell’analisi vi è il confronto tra Alessandro Giuli (nella foto) e Pietrangelo Buttafuoco, entrambi provenienti da una formazione di estrema destra ma approdati a posizioni più moderate, seppur divergenti: il primo orientato a un conservatorismo con elementi liberali, il secondo verso una dimensione estetica e postmoderna. Nonostante le differenze, secondo l’autore entrambi condividono una difficoltà a incidere realmente nelle istituzioni che guidano, a causa di una sorta di “impoliticità” che ne limita l’efficacia. Il ministro è vincolato a logiche di governo e mediazione, ma incapace di comunicare e sostenere le proprie posizioni; il presidente della Biennale appare invece concentrato su un progetto culturale autoreferenziale, privo di ricadute durature. Questa condizione viene interpretata come segnale di una più ampia crisi della politica culturale della destra, incapace di tradurre le proprie ambizioni in un progetto strutturato. A ciò si aggiunge una dimensione personale, legata al protagonismo individuale e al narcisismo delle figure di vertice, che finisce per prevalere sull’indirizzo politico. L’autore osserva inoltre che, se in altri ambiti — come sicurezza e immigrazione — la destra esercita già una forma di egemonia culturale, nel campo dell’arte e della produzione simbolica tale egemonia appare ancora lontana. La costruzione di una visione capace di orientare il gusto, l’estetica e la sensibilità collettiva richiede infatti un lavoro lungo e complesso, che la destra non ha ancora compiuto. Di conseguenza, la sua “traversata” in questo ambito viene descritta come appena agli inizi.





