Gli Stati Uniti con Donald Trump sperimentano un inedito isolamento internazionale involontario
Federico Fubini sul Corriere della Sera descrive una fase in cui gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, sperimentano una forma inedita di isolamento internazionale involontario. L’episodio iniziale riguarda il fallimento del piano per il cambio di regime in Iran, che prevedeva il coinvolgimento delle milizie curde ma è stato bloccato dopo l’intervento di Recep Tayyip Erdoğan, preoccupato per le ripercussioni sulla stabilità della Turchia. Questo caso si inserisce in una serie di rifiuti da parte di alleati: Arabia Saudita, Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Germania hanno limitato o negato il proprio sostegno alle iniziative americane, fino a impedire operazioni militari e cooperazione logistica. Parallelamente, anche sul piano commerciale emergono difficoltà, con l’Unione europea che non ratifica accordi e la stessa giustizia americana che contesta i dazi. L’isolamento è accentuato da tensioni politiche e diplomatiche, inclusi attacchi al Vaticano, e riflette una perdita di consenso tra partner tradizionali. Al tempo stesso, altri Paesi rafforzano i rapporti con la Cina, sempre più consultata e al centro di nuovi equilibri, come dimostrano le visite di numerosi leader internazionali a Pechino. Le cause di questa situazione vengono individuate nelle scelte e nei comportamenti dell’amministrazione Trump: politiche commerciali erratiche, iniziative militari controverse, dichiarazioni aggressive e sospetti di rapporti ambigui con la Russia. Il risultato è che gli Stati Uniti, storicamente promotori di un sistema globale di alleanze, si trovano oggi più isolati. L’editoriale sottolinea però come questa condizione sia difficilmente sostenibile: l’economia americana, segnata da elevato debito e da forti investimenti nell’intelligenza artificiale da parte di grandi aziende tecnologiche, dipende dall’accesso ai mercati internazionali e dalla fiducia degli alleati. Un eventuale rallentamento di questi settori potrebbe avere effetti significativi su Wall Street, sui consumi e sulle finanze pubbliche. Per questo, conclude l’analisi, gli Stati Uniti hanno bisogno di ristabilire relazioni cooperative con i partner globali, anche per sostenere la propria competitività economica e tecnologica.





