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Hantavirus, non sarà come il Covid ma la macchina antipandemia è già in moto

La Repubblica fa il punto su Hantavirus. Tutti a dire: non sarà come il Covid. Ma, oltre le paure, non è soltanto una speranza. A prescindere dalle modalità di contagio e dalla diffusione, che appare al momento molto circoscritta, la macchina anti-pandemia si è già messa in moto dopo i casi di Hantavirus (ceppo Andes) sulla nave da crociera MV Hondius al largo dell’Argentina. Ma l’allarme è comunque salito. Nonostante le rassicurazioni. Il bilancio, allo stato, è di tre vittime, tra cui una coppia olandese che aveva viaggiato in Sudamerica prima di imbarcarsi. Ma si monitorano le condizioni degli altri contagiati (dovrebbero essere sette in totale), mentre sulla nave a Tenerife sono rimasti 22 passeggeri in attesa di essere rimpatriati, costantemente sotto monitoraggio. In Francia intanto sono peggiorate le condizioni di una donna, in terapia intensiva a Parigi, mentre un americano risultato positivo ha manifestato primi sintomi lievi una volta tornato negli Usa. 

Fronte italiano: in isolamento (l’Asl e il sindaco hanno parlato di “obbligo fiduciario”) è stato posto il marittimo 24enne di Torre del Greco, allo stato asintomatico, che era a bordo del volo Klm sul quale era salita la donna sudafricana poi morta per l’Hantavirus. A casa per precauzione anche il giovane reggino che era sul volo. “Sto molto bene e mi sento abbastanza in forma. Sono passati tre giorni e la situazione è di assoluta normalità. Sto in un appartamento autonomo, per fortuna, nel palazzo dove vive la mia famiglia”. E dall’isolamento uscirà tra sette giorni una donna di Firenze che aveva viaggiato sullo stesso aereo, pur a distanza dalla viaggiatrice poi stroncata dal virus. “Situazione completamente diversa rispetto al Covid”, sostiene il governatore della Toscana, Giani. Che evita allarmismi già diffusi. Perché sono diverse le condizioni del contagio, come sottolineato anche dagli esperti dell’Oms. 

Secondo l’istituto superiore di sanità, nelle sue linee guida, “l’infezione si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori. I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove le opportunità di esposizione sono maggiori”. E ancora: “A oggi, la possibilità di trasmissione interumana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave. Infezioni secondarie tra gli operatori sono state precedentemente documentate nelle strutture sanitarie, sebbene rimangano rare”.

Sul fronte della ricerca, i primi segnali. “La strada per arrivare a un vaccino contro l’Hantavirus è assolutamente percorribile, ma confidiamo che non ve ne sarà l’esigenza, perché l’attuale focolaio non diventerà una pandemia”, ha spiegato il presidente di Farmindustria, Cattani. Almeno su questo piano si cercherà di non essere impreparati. In caso di necessità.

Intanto è stata pubblicata la sequenza genetica dell’Hantavirus riscontrato nel paziente deceduto in Svizzera. Risulta simile per il 99% a quella rilevata in Argentina nel 2018. E questo, a un primo esame, indica che il virus conserverebbe ancora la sua fisionomia iniziale, senza particolari mutazioni.

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