Cacciamine italiani potrebbero entrare nella missione internazionale nello Stretto di Hormuz
No al nucleare iraniano, ma no anche alla guerra contro Teheran. La linea di Giorgia Meloni per il faccia a faccia di domani con Marco Rubio è un esercizio di funambulismo diplomatico: tenere insieme la centralità del rapporto con gli Stati Uniti e il legame strategico con Francia, Germania e Gran Bretagna, rilanciando la disponibilità italiana per una missione internazionale nello Stretto di Hormuz con i nostri cacciamine, previo passaggio parlamentare.
È un equilibrio difficile, in cui la premier cerca la riconciliazione con un Trump “furioso” senza però rimangiarsi niente: sostegno e solidarietà all’amministrazione americana, ma l’Italia non può accogliere richieste che violerebbero la Costituzione – come l’uso delle basi militari in missioni belliche – né rinunciare a esprimere il proprio pensiero sulla guerra e sugli attacchi a Papa Leone XIV. A Palazzo Chigi lo ammettono: l’esito dei colloqui di domani (anche il ministro degli Esteri incontrerà Rubio) dipenderà da come andranno quelli, più ostici, di oggi in Vaticano. Oltre Tevere li prevedono “franchi e diretti”, e nel codice della politica quegli aggettivi sono tutto un programma. Lo scrive il Quotidiano Nazionale.





