Toronto, il volto violento dell’attivismo anti-Israele
Ariel Piccini Warschauer.
Non è stata una semplice protesta, ma una vera e propria caccia all’uomo con metodi da guerriglia urbana. A distanza di mesi dal violento assalto avvenuto lo scorso novembre a Toronto, la polizia canadese ha depositato nuovi e pesanti capi d’imputazione contro il nucleo di attivisti pro-Pal che fece irruzione in un edificio dove era in corso una conferenza di veterani delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).
I fatti, che avevano già scosso la comunità ebraica locale e l’opinione pubblica canadese, riguardano un evento organizzato fuori dal campus della Toronto Metropolitan University (TMU) dal gruppo Students Supporting Israel. Quella che doveva essere una serata di testimonianze si è trasformata in un incubo di vetri infranti e violenza fisica.
Il trapano contro i veterani
Tra i nomi che spiccano nel fascicolo della polizia di Toronto c’è quello di Qabil Ibrahim, 26 anni. La sua posizione si è aggravata drasticamente nelle ultime ore. Ibrahim è accusato di aver utilizzato la punta di un trapano per mandare in frantumi una porta a vetri interna, mentre un veterano israeliano cercava disperatamente di tenerla chiusa per proteggere i presenti dall’irruzione dei manifestanti. Un dettaglio che trasforma l’attivismo in ferocia premeditata. Già accusato di aggressione, violazione di domicilio e danneggiamenti, lunedì Ibrahim ha dovuto rispondere anche dell’accusa di partecipazione a rivolta con il volto coperto.
L’odio corre sui cartelli
Ma il pugno duro della giustizia canadese non si ferma alla violenza fisica. Per la prima volta in questo caso, emerge chiaramente la matrice ideologica che ha alimentato l’assalto. Due delle attiviste coinvolte, Fatimah Mugni e Nicole Baiton, sono state ufficialmente accusate di incitamento pubblico all’odio contro gli israeliani. Un segnale forte da parte delle autorità, che sembrano intenzionate a non voler più derubricare a “libertà d’espressione” gli slogan e i comportamenti che sfociano nel razzismo e nell’antisemitismo più esplicito.
Un clima di impunità che vacilla
L’episodio di novembre, che portò al ferimento di uno dei relatori israeliani, è solo la punta dell’iceberg di una tensione crescente che attraversa le università del Nord America. Per troppo tempo, i collettivi anti-israeliani hanno agito convinti che il paravento della “causa palestinese” garantisse loro l’immunità totale, anche di fronte a atti di squadrismo.
Le nuove accuse formulate dalla polizia di Toronto segnano un punto di svolta: l’uso del passamontagna, i tentativi di sfondamento con attrezzi da scasso e l’incitamento all’odio non sono più tollerati come “eccessi di foga politica”. A Toronto, oggi, si ristabilisce un principio fondamentale: il diritto alla critica non può mai diventare il diritto all’aggressione.





