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Il presidente Usa rivendica l’attacco ai siti nucleari iraniani: “Senza i nostri bombardieri Israele ed Europa sarebbero state ridotte a pezzi”

Ariel Piccini Warschauer.

Non è solo una rivendicazione militare, è il manifesto di una nuova dottrina della sicurezza globale che passa per il fragore dei motori stealth. Donald Trump, parlando dal consueto podio in Florida, ha riportato l’attenzione del mondo sulla notte che ha cambiato gli equilibri del Medio Oriente: quella dell’attacco ai santuari nucleari iraniani.

«Se non avessimo fermato l’Iran con i bombardieri B-2, oggi avrebbero un’arma nucleare», ha scandito il presidente statunitense. Il tono è quello di chi ritiene di aver sventato un cataclisma imminente. Secondo la ricostruzione della Casa Bianca, il programma di arricchimento di Teheran era giunto a un punto di non ritorno, una “linea rossa” che, se superata, avrebbe innescato una reazione a catena incontrollabile.

«Israele, il Medio Oriente e l’Europa sarebbero stati fatti a pezzi», ha aggiunto Trump, legando direttamente la sicurezza delle capitali europee all’efficacia della tecnologia bellica americana. Un messaggio che suona come un monito agli alleati della NATO, richiamandoli alle proprie responsabilità e alla dipendenza dall’ombrello protettivo del Pentagono.

L’uso dei B-2 Spirit — i bombardieri invisibili capaci di trasportare le Massive Ordnance Penetrator, le uniche bombe in grado di perforare decine di metri di roccia e cemento armato — non è stato solo una scelta tattica, ma un segnale politico. Trump ha descritto l’operazione come un atto di chirurgia geopolitica necessaria: «Abbiamo fatto quello che andava fatto per impedire il peggio».

Dalle parole del presidente emerge la convinzione che la diplomazia dei trattati, da lui definita “fallimentare e debole”, sia stata sostituita da una “diplomazia della forza”. Per Washington, l’Iran non è più una minaccia nucleare immediata non grazie a un accordo scritto, ma grazie alla precisione dei sistemi d’arma statunitensi.

Nonostante il trionfalismo di Trump, restano aperti gli interrogativi sulle conseguenze a lungo termine. Se da un lato il Pentagono assicura che le capacità militari iraniane sono state «decimate», dall’altro la regione vive in uno stato di tensione permanente, con prezzi del petrolio instabili e rotte marittime, come lo Stretto di Hormuz, soggette a continui blocchi e ritorsioni.

L’Europa osserva con una miscela di sollievo e apprensione. Se è vero che l’incubo di un’atomica nelle mani dei pasdaran sembra allontanato, l’approccio unilaterale di Trump pone l’UE di fronte al fatto compiuto di una nuova era di scontri diretti. «La guerra finirà e i prezzi scenderanno», promette il tycoon. Ma per ora, la “pace di Trump” sembra passare per il volo silenzioso e letale dei suoi bombardieri invisibili. 

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