#CULTURA #POLITICA

Ragazzi miei antifascisti immaginari

Alessandro Palumbo.

Tutti han potuto veder l’aggressione alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile, aggressione che è toccata anche a iraniani, georgiani e ucraini, quindi non solo antisemitismo, ma anche intolleranza totale.

Quello che maggiormente colpisce di quello che è successo è accanto alla violenza dei soliti noti che hanno fisicamente espulso dal corteo la Brigata Ebraica, le urla, gli insulti, la violenza delle persone cosiddette normali che trasudavano odio e bile.

Il tutto in un tripudio di bandiere palestinesi e del regime iraniano (nel corteo le grandi assenti erano le bandiere italiane).

A distanza di giorni è utile cercare di dare una spiegazione perché una giornata di festa nazionale è diventata una giornata di odio.

Esiste essenzialmente una radice storico culturale: gli italiani non hanno mai fatto i conti col fascismo, in questo accanto alla politica una grande responsabilità è della scuola.

La verità storica è sempre stata sottaciuta per raccontare una favola edulcorata, la storiella degli italiani brava gente.

L’Italia all’inizio della seconda guerra mondiale era entusiasticamente fascista, era alleata dei nazisti, aveva le leggi razziali, gestiva colonie dove aveva commesso soprusi e crimini di guerra ( che commetterà anche durante la guerra). Il libro di Angelo Del Boca “italiani brava gente?” dovrebbe essere obbligatorio in tutte le scuole, ci racconterebbe delle indicibili crudeltà di cui sono stati capaci gli italiani, soprattutto la gente comune.

Crudeltà che a differenza di altre nazioni noi abbiamo nascosto e dimenticato.

“il fascismo è l’autobiografia della nazione” scriveva Gramsci, cosi era e forse è cosi ancora.

La mancanza di una seria presa di coscienza sulle nostre colpe collettive pesa ancora su di noi come un macigno.

La maggioranza degli intellettuali era fascista: Pirandello, Ungaretti, Soffici, Papini, Prezzolini, Moravia, Flaiano etc. su 1125 docenti universitari solo 12 rifiutarono il giuramento al fascismo.

Gli antifascisti erano una piccola minoranza o nelle carceri o esuli (la loro storia è raccontata dal bellissimo e introvabile libro di Aldo Garosci “storia dei fuorusciti), l’unico scrittore autenticamente antifascista Ignazio Silone è praticamente rimosso.

La retorica della resistenza ha coperto le nostre responsabilità facendoci dimenticare che siamo stati dalla parte dell’orrore.

Un ‘altra verità che nascondiamo è che l’Italia non è stata liberata dai partigiani, ma dalle forze angloamericane che hanno lasciato sul campo centinaia di migliaia di morti, la resistenza italiana, un movimento di grande significato morale, dal punto di vista militare non ha avuto nessuna rilevanza, è stato un movimento di minoranza che non ha coinvolto la popolazione.

La maggior parte dei partigiani erano stati fascisti sino al 1943, quando con una coraggiosa presa di coscienza hanno capito (loro si) i loro errori e hanno combattuto per ridare un po di dignità agli italiani. (leggasi “il voltagabbana di Davide Lajolo).

La guerra partigiana è stata anche una guerra civile, fratricida, mentre giovani generosi combattevano contro il fascismo, altrettanti giovani combattevano per il fascismo, (qualche nome famoso: Dario Fo, Giorgio Albertazzi, Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi, Giovanni Spadolini, Hugo Pratt etc.).

Tutta questa complessità e responsabilità è dimenticata e cancellata con una storia della resistenza che ha assolto gli italiani da ogni consapevolezza.

In tutto questo si è inserita la narrazione comunista che si è appropriata con un lavoro certosino della intera storia partigiana, una narrazione che ha fatto credere che l’Italia è stata liberata dai partigiani comunisti. Insomma i buoni che hanno sconfitto i cattivi. Una storia semplice, edulcorata e falsa.

I partigiani erano di ogni orientamento politico. Cattolici, badogliani, socialisti, azionisti oltrechecomunisti, e non è cosi scontato che tutti avessero gli stessi obiettivi, anche qui leggere “il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio ci aiuterebbe a capire la complessità della situazione, tuttaracchiusa nella famosa frase I’m in the wrong sector of the right side pronunciata dal partigiano Johnny.

Il combinato disposto del rifiuto di fare i conti con la propria storia e dell’appropriazione indebita comunista ha reso il 25 aprile una data divisiva e in ostaggio di chi, tradendo gli ideali di libertà che sono alla base della Liberazione, inneggia a ogni sistema oppressivo e si arroga il diritto di decidere chi può e chi non può con una logica che usando il vocabolario attuale non si può che definire fascista.

Se poi aggiungiamo a questa riflessione storica la attualità non possiamo non accorgerci che l’Italia è la nazione dove la propaganda putiniana ha maggiore effetto e dove l’odio per il mondo occidentale quindi per noi stessi è molto diffuso, soprattutto nelle scuole e nelle università, che da luogo di cultura e di elaborazione critica sono diventate strumento di indottrinamento e ignoranza.

L’unica risposta possibile l’ho trovata nelle parole di un famoso giornalista che in una conferenza a porte chiuse (i propal non volevano che parlasse) ha proposto: tornare a studiare, a leggere, di tutto, solo la conoscenza e la cultura potranno salvarci.

Mi rendo conto di aver scritto cose urticanti e fastidiose per i più, ma è il fastidio che ha il ruolo positivo di darci una scossa e di farci reagire.

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