L’Iran vicino al collasso, Trump stringe il cappio e nel Libano del sud l’Idf demolisce le roccaforti di Hezbollah
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre il Medio Oriente resta una polveriera pronta a esplodere, il presidente Donald Trump alza la posta nel braccio di ferro con Teheran, descrivendo una Repubblica Islamica ormai sull’orlo del precipizio. «L’Iran è in uno stato di collasso», ha dichiarato il tycoon, citando presunte comunicazioni dirette arrivate dai vertici iraniani che, messi alle strette da un blocco navale sempre più asfissiante, chiedono ora una via d’uscita per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il blocco navale e il fantasma delle rivolte
L’amministrazione americana non sembra intenzionata a fare sconti. Washington sta preparando un’estensione del blocco marittimo, accompagnata da una nuova pioggia di sanzioni mirate a colpire ciò che resta dell’economia di Teheran. L’obiettivo è chiaro: portare il regime alla paralisi totale. Secondo fonti d’intelligence, il timore nelle stanze del potere iraniano non è solo militare, ma interno: si teme che l’incertezza economica e la carenza di beni di prima necessità possano innescare una nuova, massiccia ondata di proteste popolari in grado di scuotere le fondamenta della teocrazia.
Libano: 450 tonnellate di esplosivo contro i tunnel del Terrore
Parallelamente alla pressione diplomatica e finanziaria, l’IDF (l’esercito israeliano) continua l’opera di smantellamento sistematico delle minacce ai suoi confini. Nelle ultime ore, un’operazione massiccia nel sud del Libano ha portato alla distruzione di un enorme network di tunnel appartenente alla milizia filo iraniana di Hezbollah.
Si tratta di un’infrastruttura strategica, situata nei pressi della località di Qantara: due tunnel interconnessi, lunghi complessivamente due chilometri e costruiti nel corso di un decennio con il supporto tecnico dell’Iran. Per radere al suolo questo complesso sotterraneo, che includeva dormitori e depositi di armi per le forze d’élite Radwan, gli ingegneri militari israeliani hanno utilizzato oltre 450 tonnellate di esplosivo. «Stiamo distruggendo l’infrastruttura del terrore e non abbiamo ancora finito», ha ammonito il premier Benjamin Netanyahu.
Sangue in Cisgiordania
La tensione resta altissima anche in Cisgiordania (West Bank). Durante un’operazione notturna nel villaggio di Silwad, due soldati israeliani sono rimasti feriti in quello che i media locali descrivono come un attacco all’arma bianca. Sebbene la dinamica esatta sia ancora al vaglio dell’IDF, i due assalitori avrebbero accoltellato i militari prima di essere neutralizzati: uno è rimasto ucciso dal fuoco di risposta, l’altro è stato arrestato.
Il quadro che emerge è quello di un conflitto multidimensionale: dalla guerra sotterranea tra le rocce del Libano alle manovre di strangolamento economico nel Golfo Persico, l’asse della resistenza guidato dall’Iran appare oggi più fragile che mai, stretto tra la potenza di fuoco di Gerusalemme e la determinazione politica di Washington.





