#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Primavera alla Casa Bianca, tra porcellane Clinton e l’ironia di Sua Maestà

Ariel Piccini Warschauer.

Sotto il cielo di Washington, dove i fiori di ciliegio sembrano gareggiare in eleganza con le sete dei vestiti da sera, si è consumato l’ultimo atto di una “relazione speciale” che somiglia sempre più a un affascinante romanzo storico. Re Carlo III e la Regina Camilla sono stati accolti alla Casa Bianca con uno sfarzo che avrebbe fatto invidia ai tempi d’oro dell’Impero: ventuno colpi a salve, sorvoli aerei e una coreografia militare impeccabile per ribadire che, nonostante le tempeste della geopolitica, non c’è “amico più stretto” per gli americani dei sudditi di Sua Maestà.

La First Lady Melania, impeccabile regista dei preparativi, ha trasformato il Grand Foyer in un inno alla primavera. Gli ospiti sono stati accolti da una profusione di lillà, ranuncoli e mughetti, disposti con quel gusto per il giardino inglese che il Re tanto apprezza. La cena è stata un trionfo di sapori delicati e simbolici: una vellutata di verdure dell’orto con cuori di palma ha aperto le danze, seguita da ravioli alle erbe primaverili impreziositi da spugnole e un’emulsione di parmigiano che univa idealmente le sponde dell’Atlantico. Per il piatto principale, la scelta è caduta su una classica sogliola alla mugnaia, prima di chiudere in dolcezza con un cremoso al miele della Casa Bianca e un gelato alla crème fraîche.

L’apparecchiatura stessa era un omaggio alla storia: oltre 250 pezzi di vermeil e le porcellane delle amministrazioni Clinton e Bush, quasi a voler sottolineare la continuità istituzionale americana di fronte alla millenaria tradizione dei Windsor.

Attorno ai tavoli, una parata di giganti della modernità: da Tim Cook a Jeff Bezos, fino a Jensen Huang di Nvidia. Eppure, nonostante la presenza dei padroni della Silicon Valley, l’atmosfera è rimasta sospesa tra il protocollo e l’arguzia. Se da un lato il Re ha parlato al Congresso richiamando la Magna Carta e la necessità di una “risolutezza incrollabile” per la pace in Ucraina, dall’altro non ha rinunciato al leggendario humour britannico.

Il momento più alto della serata è giunto con i brindisi. Trump, con il suo consueto piglio diretto, ha ricordato la comune determinazione contro l’avversario iraniano (“Carlo è d’accordo con me più di quanto lo sia io”) e ha scherzato sulla popolarità del Re: “È riuscito a far alzare in piedi i democratici, cosa che a me non riesce mai”.

Ma la risposta di Sua Maestà non si è fatta attendere. Con un sorriso sornione, Carlo ha replicato alle celebri uscite del Presidente sul ruolo degli USA nella Seconda Guerra Mondiale. “Caro Donald, oserei dire che se non fosse per noi, oggi parlereste francese”, ha scherzato il Re, con un riferimento alle contese coloniali di 250 anni fa che ha strappato una risata generale.

Persino il ricordo affettuoso della madre di Trump, scozzese doc che pare avesse una “cotta” per il giovane Principe di Galles, ha contribuito a stemperare le tensioni su dazi e trattati. In fondo, tra una citazione della Magna Carta e un bicchiere di eccellente vino californiano, il messaggio è passato chiaro: i governi cambiano, i presidenti passano, ma la Corona e la Casa Bianca sanno sempre come trovarsi d’accordo davanti a un buon piatto di ravioli alle erbe e a un destino comune.

Primavera alla Casa Bianca, tra porcellane Clinton e l’ironia di Sua Maestà

In vendita la casa da cui Galilei

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti