Turchia, il razzismo va in scena a scuola
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre il governo di Ankara continua a sedere tra i grandi della NATO, rivendicando il ruolo della Turchia come pilastro della sicurezza atlantica, dalle scuole di Erdogan arrivano immagini che preoccupano e raccontano una realtà ben diversa. Non si tratta di una manifestazione di piazza, ma di una recita scolastica trasformata in un vero e proprio rituale d’odio.
Le immagini, rilanciate con enfasi dall’agenzia statale iraniana Mehr News, mostrano una scena raccapricciante: bambini in età scolare fatti salire sul palco dai loro stessi insegnanti. Sotto lo sguardo compiaciuto degli educatori, i piccoli vengono spinti a distruggere simboli e volti: le bandiere degli Stati Uniti e di Israele vengono fatte a pezzi, insieme alle fotografie del Presidente Donald Trump e del Premier Benjamin Netanyahu (nella foto). Il tutto accompagnato dal ritmo degli applausi degli altri compagni di classe, seduti in platea a imparare la lezione più velenosa: quella del disprezzo per l’Occidente.
Secondo le fonti iraniane, l’evento sarebbe stato organizzato come “memoriale” per i bambini uccisi nella scuola di Minab, in Iran. Un pretesto umanitario utilizzato per giustificare un’indottrinamento razzista e ideologico che non risparmia nemmeno l’infanzia.
Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo di un sentimento anti-occidentale e anti-israeliano che, alimentato dalla retorica incendiaria del Presidente Erdogan, sta ormai permeando ogni fibra della società turca: dai media alle strade, fino ai banchi di scuola.
Resta il nodo politico, enorme e irrisolto: Come può un Paese che fa parte dell’Alleanza Atlantica dal 1952 permettere che nelle proprie scuole si educhino i cittadini di domani a odiare i principali alleati (USA in testa)?
Il “Sultano” continua a giocare su più tavoli, attaccando Israele in pubblico per compiacere il mondo islamico e le frange più radicali, mentre ufficialmente mantiene il controllo del secondo esercito più grande della NATO.
Vedere dei bambini strappare bandiere sotto la guida di chi dovrebbe insegnare loro la tolleranza e la convivenza civile è la prova di una deriva identitaria che allontana sempre di più la Turchia dai valori europei e occidentali. Se la scuola diventa il palcoscenico per la propaganda dei regimi e per il disprezzo sistematico delle democrazie liberali, il solco tra Ankara e l’Occidente rischia di diventare incolmabile.
L’Occidente non può più far finta di non vedere: dietro i sorrisi diplomatici dei vertici internazionali, nelle aule turche si sta coltivando il seme di un’ostilità che non promette nulla di buono per il futuro della stabilità globale.





