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Caso Minetti, la situazione è complicata e quali sono gli scenari possibili

“La situazione è complicata”. E se a dirlo è il giurista Alfonso Celotto, docente di diritto costituzionale all’Università degli Studi Roma tre, c’è da credergli. La situazione la spiega in una intervista al Quotidiano Nazionale. Del resto il “giallo istituzionale” non ha precedenti, e questo confonde e porta a chiedersi se si tratti di un falso in atto pubblico o di un errore tecnico. Soprattutto, viene da chiedersi quali saranno le conseguenze per Nicole Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi di carcere per favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby e per peculato nel caso Rimborsopoli, e graziata lo scorso 10 aprile perché, stando al dossier consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, doveva prendersi cura di un parente minore e fragile.

Avvocato, se il decreto del Presidente della Repubblica di concessione della grazia a Nicole Minetti è stato firmato sulla base di presupposti istruttori falsi o erronei, l’atto può essere revocato?

“Se uscisse fuori in maniera chiara che il decreto è stato firmato su presupposti falsi, sarebbe un caso molto particolare. Secondo l’art. 681 del Codice di Procedura Penale, non è prevista la revoca della grazia. E d’altra parte ci sono anche i benefici al condannato che ne ha già usufruito”.

Secondo lei cosa potrebbe succedere adesso? 

“È difficile dirlo. Si potrebbe pensare che il condannato vi farà rinuncia per atto sopravvenuto, o che ci sarà un atto uguale e contrario, una possibilità prevista dal diritto pubblico di modificare un atto quando si scopre che i presupposti sono fallaci. Del resto la revoca degli atti amministrativi è un principio generale in autotutela, previsto dalla legge 241 del 1990”.

Se le notizie trasmesse al Colle si dimostrassero false, quali sarebbero le responsabilità del Guardasigilli? Potremmo trovarci di fronte a un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato se il Colle ritenesse di essere stato ‘indotto in errore’?

“Anche questo sarebbe tutto da verificare: occorrerebbe infatti capire se c’è dolo, se c’è colpa, se addirittura potrebbe esserci un conflitto giudiziario o politico fra il Colle e il ministro della Giustizia. Ma questo sarebbe da capire dopo, quando si vedranno gli esiti della situazione. Si potrebbe per esempio anche finire alla Corte Costituzionale per stabilire i confini di legittimità della grazia”.

Esistono precedenti nella storia della Repubblica in cui una grazia è stata contestata o ‘ritirata’ perché basata su premesse infondate?

“A me non risultano nella storia della Repubblica dei casi precedenti. Non si può ancora dire se ci siano o meno dei conflitti interni o esterni fra Quirinale e il Guardasigilli. Vediamo cosa succede nelle prossime ore e poi si potranno fare gli approfondimenti del caso”.

Però fa specie che si arrivi a una nota ufficiale per chiedere chiarimenti dopo la concessione della grazia, non trova?

“Certo, il fatto che il Quirinale chieda pubblicamente delle verifiche è un atto molto significativo. Si vuole far capire che ci sono delle perplessità. Quello che conta è appurare se questo potere eccezionale della grazia sia stato esercitato in maniera corretta sulla base di presupposti veritieri oppure no”.

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