Lo scudo di Israele protegge l’Europa, i missili Barak MX schierati sul fianco Est della Nato
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre i venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’Europa, con la Russia e l’ Ucraina che dopo quattro anni di conflitto e di logoramento strutturale contano milioni di rifugiati e centinaia di migliaia di vittime tra soldati e civili, la difesa del Vecchio Continente segna un punto decisivo, e lo fa guardando solo a Israele. Con una rapidità che umilia i tempi biblici della burocrazia europea, lo Stato ebraico ha completato in anticipo la consegna del sistema di difesa aerea avanzato Barak MX alla Slovacchia. Un’operazione da 560 milioni di euro che non è solo una transazione commerciale, ma un tassello fondamentale nel mosaico della sicurezza NATO.
Bratislava ha scelto la modernità. Per decenni, lo spazio aereo slovacco è stato protetto (o meglio, presidiato) da vecchi sistemi di epoca sovietica, retaggi di un passato che oggi, alla luce dell’aggressione russa in Ucraina, appaiono non solo obsoleti ma molto pericolosi. Con l’arrivo del Barak MX, prodotto dalla Israel Aerospace Industries (IAI), la Slovacchia compie un salto generazionale di trent’anni.
Il sistema non è un semplice “cannone” contraereo, ma una piattaforma multistrato capace di intercettare quasi ogni minaccia moderna: dai droni kamikaze che brulicano nei cieli ucraini ai missili da crociera, fino ai temibili missili balistici e ai caccia di ultima generazione.
La pragmatica alleanza tra Gerusalemme e la NATO
Il tempismo della consegna, avvenuta prima del previsto nonostante Israele sia impegnato su più fronti in una guerra esistenziale contro il terrorismo di Hamas e Hezbollah, e contro l’ Iran, dimostra l’efficienza dell’industria della difesa di Gerusalemme. Per la NATO, si tratta di una boccata d’ossigeno. Il “fianco est” dell’Alleanza è oggi più robusto: lo scudo Barak MX funge da deterrente diretto contro le possibili incursioni o “errori” di traiettoria dei missili russi, nel momento stesso in cui l’Italia, cedendo alla retorica propal decide invece, la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum d’Intesa sulla cooperazione militare con Israele, in vigore dal 2003.
Tecnologia da primato
Il cuore del Barak MX è la sua flessibilità. È un sistema modulare, il che significa che può gestire tre tipi diversi di intercettori (per distanze corte, medie e lunghe, fino a 150 km). In un mondo dove la minaccia aerea è diventata asimmetrica ed economica (si pensi ai droni iraniani a basso costo), avere un radar capace di distinguere e abbattere simultaneamente bersagli multipli è la differenza tra la sicurezza e il disastro.
Il ruolo di Israele nel “nuovo mondo”
L’accordo slovacco conferma una tendenza inarrestabile: l’Europa, spaventata dalla propria vulnerabilità, corre ai ripari bussando alla porta dell’unica nazione che vive in uno stato di allerta permanente. Israele non vende solo armi, vende “esperienza sul campo” (il cosiddetto combat-proven).
Mentre a Bruxelles si discute ancora di eserciti comuni e autonomia strategica, i Paesi dell’Est — quelli che i russi li hanno avuti in casa e sanno di cosa sono capaci — non perdono tempo. Comprano israeliano, integrano i sistemi nella rete NATO e alzano il muro. Da oggi, quel muro è più alto e molto più difficile da valicare.





