Chi la fa l’aspetti, due quotidiani se la prendono con Lovaglio perché ora fa il duro dopo essere stato maltrattato
“Dopo il clamoroso successo della lista Tortora-Lovaglio nell’assemblea dei soci dello scorso 15 aprile, il mercato si sarebbe atteso un approccio ragionevole e dialogante nella composizione della nuova governance del Monte dei Paschi” scrive il Giornale. Però, in vista del consiglio d’amministrazione convocato per il 23 chiamato a eleggere le principali cariche dell’istituto, “i buoni propositi fatti ventilare dal promotore della lista Pierluigi Tortora – semmai fossero stati reali – sembrano essere già andati in fumo. Da quanto filtra, il ceo Luigi Lovaglio farà a brandelli la delibera sul suo licenziamento e non farà concessioni alla corposa minoranza (7 consiglieri contro 8) eletta con la lista del cda. Il presidente sarà Cesare Bisoni, nonostante la richiesta delle minoranze di una figura che potesse assumersi l’onere di un incarico esecutivo in caso di sviluppi negativi dell’inchiesta della Procura di Milano che coinvolge Lovaglio. Niente da fare anche sulla carica di direttore generale, che dovrebbe finire anch’essa all’amministratore delegato. Sul tavolo ci sarebbero anche le due vice-presidenze, ma sono caselle di poco conto rispetto alle altre in gioco”. Per il Giornale, del gruppo Angelucci, e per Il Messaggero, del gruppo Caltagirone, si tratterebbe di un colpo di mano e di scarso senso istituzionale. Il quotidiano romano scrive: “Si sono incontrati per procedere armoniosamente nell’amministrazione del Monte dei Paschi di Siena. Le minoranze uscite dall’assemblea della banca del 15 aprile scorso hanno chiesto la presidenza pronte a votare l’amministratore delegato e il direttore generale espressione della lista di maggioranza. La risposta, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, è stato un “no” fermo a questa offerta. E vi è stata una rottura”.
A proposito di buone maniere non si può dire che sono state usate quando Lovaglio è stato estromesso da amministratore delegato dalla sera alla mattina e licenziato da direttore generale. Chi la fa l’aspetti, dicono in campagna e, forse, anche in città. A Siena la chiamano “la ringollata”.





