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L’Italia rallenta e per il futuro bisogna chiedere a Trump, parola del ministro Giorgetti

L’Italia rallenta e rallenterà ancora di più. E per fermare questa discesa servirà attivare tutti gli strumenti possibili, all’occorrenza anche senza il via libera europeo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (nella foto) si presenta in conferenza stampa illustrando i numeri del Dfp appena approvato. Numeri rivisti al ribasso dai primi effetti della guerra nel Golfo e numeri che rischiano di invecchiare molto in fretta. “Abbiamo adeguato il Pil che scende dallo 0,7 allo 0,6% per il 2026 e dallo 0,8 a 0,7% nel 2027 e dallo 0,9 allo 0,8% nel 2028″, ha detto Giorgetti. E La Repubblica fornisce un resoconto dettagliato sulle posizioni del ministro.

“Abbiamo approvato il Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati: si tratta di una fotografia dell’andamento di finanza pubblica collegata all’andamento dell’economia. La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”, ha rimarcato Giorgetti. Se necessario, ha chiarito il ministro rispetto alla possibilità che Bruxelles non conceda ulteriori margini di flessibilità “ci muoveremo da soli”. 

“Io non ho chiesto la deroga al patto di stabilità, ho chiesto che bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni. Non rilassati ma flessibili”, ha sottolineato il ministro. “Quello che, secondo me, non è accettabile è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato. Non sta in piedi. Credo che siamo di fronte a un mondo che ci ha posto delle sfide ed esige risposte, prontamente”, ha aggiunto.

Quanto alla decisione di Eurostat di certificare il deficit 2025 appena sopra la soglia del 3 per cento il ministro ha evocato la massima dell’ex allenatore della Sampdoria, Vujadin Boškov: “Per quanto riguarda il 3-3,1% di cui si è molto discusso: come diceva Boskov rigore è quando l’arbitro fischia. Quindi l’arbitro ha deciso il rigore, puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco”

Il ministro ha ribadito che il tema del caro energia resta in cima ai pensieri del governo. “La situazione fotografata riduce le prospettive di crescita e l’indicatore di indebitamento netto, mi sembra abbastanza chiaro che il quadro che fotografa la realtà meriterà urgentemente di essere approfondito con decisioni di natura politica in merito alla possibilità già consentita di deroga sulle spese per la difesa. E inevitabilmente, aggiungo, merita altrettanta attenzione la situazione eccezionale dello shock di tipo energetico che la guerra in medio oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano”, ha detto.

Sollecitato dalle domande dei cronisti ministro è tornato a più riprese sul tema del possibile scostamento dai parametri europei per finanziare le misure anti crisi. Scostamento che al momento l’Europa non sembra volere autorizzare. “Siccome parlando con i miei colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo il nostro stesso modo di vedere la situazione: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l’aspirina”, ha detto il ministro paragonando il nostro Paese a chi si trova sulla prima linea di un fronte di guerra.

I numeri come detto cambieranno ancora perché le conseguenze del conflitto si faranno sentire ancora di più. “La manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento, se non facciamo nulla e aumentano prezzi dei carburanti, aumenta l’energia e l’inflazione, non posso dire che non è cambiato niente”.

“Penso che dobbiamo prendere atto della situazione nuova, il Dfp prevede degli scenari, favorevoli, sfavorevoli, avversi, poi se mi chiedono una previsione corretta, dico ‘chiedetelo a Trump‘, purtroppo io prendo atto di decisioni che stanno ben oltre il governo italiano”, ha concluso il ministro.

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