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“Se produco tecnologia militare il mio interesse è che la spesa per il settore sia sempre più alta”, parola di Michele Serra

“Se io produco tecnologia militare, il mio interesse è che la spesa militare sia sempre più alta, gli eserciti sempre più forti e più finanziati – scrive Michele Serra su la Repubblica -. Meglio ancora se la guerra diventa (come sta accadendo ora) una specie di condizione permanente; economicamente, politicamente, ideologicamente. È quanto si deduce dal “manifesto” in 22 punti che Palantir, il colosso tech americano, ha diffuso in rete spiegando (papale papale, verrebbe da dire, se il Papa non avesse appena detto quello che ha detto sulla guerra e su chi ne approfitta) che esiste, per Silicon Valley un «dovere morale» a sostenere la difesa dall’America. Quello che l’acciaio dei Krupp fu per il Terzo Reich equivale a quello che l’IA di Palantir è oggi per l’America di Trump? In termini strutturali (tecnico-economici) certamente sì. La quadratura del cerchio è scoprire che anche in termini sovrastrutturali (ideologici e culturali) ci sia una forte adesione all’idea che esista una Nazione-guida ed esistano valori-guida: e a essi l’umanità debba sottomettersi, volente o nolente, ovviamente per il suo bene. Siamo al dottor Stranamore, ed è bene saperlo. In un certo senso dobbiamo essere grati a Palantir per la schiettezza, quasi per il candore. Nemmeno i Krupp, a loro tempo, spesero per la Germania la palpitante empatia che oggi Palantir manifesta per il Pentagono. La Seconda guerra mondiale fu per loro un ottimo affare, non una missione morale. Pare, anzi, che alcuni membri di quella famiglia disprezzassero Hitler. Non così Palantir, che in un certo senso indora il rapporto tra guerra e profitto ammantandolo di nobili intenzioni. Verrebbe da dire: “aridatece i Krupp”.

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