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Perché gli italiani rifiutano l’innovazione, la risposta di Panebianco

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera riflette sul rifiuto dell’innovazione da parte degli italiani. “Perché – si domanda il politologo – alla retorica del «cambiamento» corrisponde in Italia, sulle cose che maggiormente contano, l’immobilità? Perché il Paese non riesce da decenni a schiodarsi da una situazione che combina crescita asfittica (dello zero virgola) e il peso di un debito pubblico asfissiante? Perché i governi, dei più diversi colori, che si sono susseguiti, non sono riusciti a cambiare le cose, a innescare un percorso virtuoso? Sfrondata dalla retorica, l’essenza della politica democratica consiste in un rapporto di scambio: da un lato, i vari settori della classe politica offrono «politiche», ossia interventi più o meno coordinati su un insieme di questioni, o promesse di politiche, dall’altro lato, gli elettori, con il loro voto, «comprano» l’una o l’altra delle offerte politiche in competizione. Il venditore (il politico), solo a proprio rischio e pericolo, può mettere in commercio merci (ossia politiche o promesse di politiche) che non incontrino i gusti del consumatore/elettore. Proprio qui, forse, sta il principale ostacolo. Se è di crescita economica che si parla, allora bisogna constatare che ampi settori della società italiana si sono ormai da tempo adattati a convivere con condizioni di bassa crescita o di assenza di crescita. Ci si lamenta continuamente dei bassi salari e dei bassi stipendi, ma ci si guarda dal mettere il dito sulle cause. La domanda che arriva ai politici non è: contribuite a rilanciare lo sviluppo. La domanda è: dateci bonus e sussidi. E la politica si adegua. Mancando una forte domanda del pubblico di maggiore sviluppo, la politica non ha alcun interesse a scatenare contro se stessa l’ostilità dei tanti poteri di veto che alimentano in Italia le varie rendite e che sarebbero danneggiati da misure volte a favorire lo sviluppo. Se quella domanda ci fosse, i poteri di veto ovunque si annidino (dentro e fuori la pubblica amministrazione) potrebbero essere piegati e sconfitti. In assenza di quella domanda nessun governo si azzarda a suscitarne l’ostilità. Il prezzo politico da pagare è ritenuto troppo alto. Le cause di tutto ciò sono tante ma forse la più importante è l’inverno demografico, l’invecchiamento della popolazione. Innovare, come sarebbe necessario, significa investire sul futuro. Ma una società invecchiata si preoccupa assai più del presente che del futuro”.

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