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La sfida all’infertilità con la procreazione assistita

Si è tenuto a Siena, presso il polo didattico Le Scotte, il 9° Congresso nazionale della Società italiana della riproduzione umana (SIRU) dal titolo ’Medicina della riproduzione 4.0’. «Il congresso è momento di confronto cruciale per ridefinire le priorità della medicina riproduttiva – afferma la professoressa Paola Piomboni, attuale presidente Siru e docente Unisi –, partendo dalle affascinanti sfide poste dalla riproduzione in ambiente spaziale, che esplora i limiti della biologia umana oltre i confini terrestri, fino alle nuove frontiere dei modelli in vitro 3D per lo studio del dialogo materno-embrionale sviluppati da Unisi e all’impiego delle cellule staminali germinali nella medicina rigenerativa in collaborazione con il Karolinska Institute». Ne parla La Nazione.

L’infertilità rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica nei Paesi occidentali: in Italia è un’esperienza che riguarda circa il 17,5% delle coppie, con una prevalenza del 12,6% e un impatto profondo non solo sul piano clinico, ma anche psicologico, relazionale e sociale. Secondo l’ultima relazione del Ministero della Salute al Parlamento, la procreazione medicalmente assistita (Pma) sta facendo registrare numeri in crescita: nel 2023 sono stati 17.235 i bambini nati vivi grazie alle tecniche di Pma, pari al 4,5% del totale nazionale delle nuove nascite nello stesso anno che sono state 379.890. Sono aumentate anche le coppie trattate, ben 89.870, e i cicli effettuati, 112.804. Nel nostro Paese l’età media delle donne che si sottopongono alle tecniche di Pma rimane elevata, quasi 37 anni, rispetto alla media europea che è, invece, di 35 anni.

La sfida all’infertilità con la procreazione assistita

Rimpasto sì o no, ma cambiamenti nel

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