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Sanchez apre le porte, sanatoria di massa in Spagna per 500mila irregolari

Ariel Piccini Warschauer.

Mentre l’Europa intera cerca con fatica di stringere le maglie del controllo migratorio, il premier spagnolo Pedro Sánchez decide di andare in controtendenza, lanciando quella che molti definiscono una vera e propria “bomba a orologeria” sociale. Il governo socialista spagnolo ha dato il via libera definitivo alla regolarizzazione di circa 500.000 immigrati clandestini, una sanatoria senza precedenti per portata e facilità di accesso.

I requisiti della discordia

A lasciare sbalorditi non è solo il numero — mezzo milione di persone — ma le maglie larghissime dei requisiti. Per ottenere i documenti e uscire dall’ombra della clandestinità, ai richiedenti basterà dimostrare di aver soggiornato in Spagna per appena cinque mesi in modo continuativo e di non avere precedenti penali.

Una soglia temporale ridicola, se paragonata alle normative degli altri Stati membri, che rischia di trasformare la penisola iberica nel porto d’approdo preferito per chiunque voglia un passaporto europeo “facile”.

“Giustizia” o resa elettorale?

Il premier Sánchez ha provato a indorare la pillola parlando di “atto di giustizia” e di necessità economica. Secondo la narrazione della sinistra madrilena, la Spagna “che invecchia” avrebbe bisogno di braccia fresche per sostenere lo Stato sociale e i servizi pubblici.

Ma la realtà appare ben diversa: molti osservatori vedono in questa mossa un tentativo di alimentare l’economia sommersa trasformandola in bacino elettorale, ignorando l’impatto che una tale massa di persone avrà sulle periferie delle grandi città e sulla tenuta dell’ordine pubblico.

L’allarme dell’opposizione: “Effetto richiamo assicurato”

Le reazioni non si sono fatte attendere. Le opposizioni, guidate dal Partito Popolare e da Vox, denunciano il pericolo di un “effetto richiamo” (pull factor) devastante. Regalare la residenza a chi è entrato illegalmente non fa che lanciare un messaggio pericoloso ai trafficanti di esseri umani: “Partite pure, la Spagna vi aspetta”.

Il rischio per l’UE

C’è poi la questione Schengen. Una volta regolarizzati in Spagna, questi 500.000 nuovi cittadini avranno, col tempo, la possibilità di circolare liberamente in tutta l’Unione Europea. La scelta ideologica di Sánchez, dunque, non colpisce solo Madrid, ma rischia di scaricare i propri effetti anche sull’Italia e sulla Francia, già alle prese con crisi migratorie croniche e problemi di ordine pubblico. 

In un momento in cui il buonsenso imporrebbe rigore, la Spagna sceglie invece, il “liberi tutti”. Resta da vedere quanto tempo passerà prima che il resto del continente debba presentare il conto di questa spregiudicata operazione in salsa spagnola. 

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