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Israele avverte l’Iran: “Siamo pronti al colpo letale”

Ariel Piccini Warschauer.

Dalle colline polverose del Libano meridionale, dove il rumore dell’artiglieria scandisce l’avanzata delle divisioni corazzate, il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, il generale Eyal Zamir, invia un messaggio che rimbomba fino ai palazzi del potere di Teheran. La dottrina della “pazienza strategica” è finita: Israele è passato all’offensiva totale, coordinata e, se necessario, definitiva.

Le parole di Zamir non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. Il generale ha confermato il successo delle operazioni congiunte con gli Stati Uniti che hanno, di fatto, «spogliato l’Iran delle sue capacità difensive». Una dichiarazione che suona come una certificazione di vulnerabilità per gli ayatollah. Ma il punto focale è il “domani”. «Ora non possiamo permettere loro alcun successo sul dossier nucleare o nello Stretto di Hormuz», ha avvertito Zamir.

La minaccia è concreta: i caccia israeliani sono sulle piste, i motori caldi e le coordinate degli obiettivi già caricate nei sistemi di puntamento. Israele non aspetterà il primo colpo; è pronto a colpire per primo per impedire che Teheran utilizzi il ricatto energetico o l’atomica come scudo per i propri alleati in Medioriente. 

Libano: la “zona di annientamento”

Mentre lo sguardo è rivolto a est, i piedi di Zamir sono piantati saldamente nel fango libanese. La strategia contro Hezbollah è entrata in una fase di chirurgia brutale. Con oltre 1.700 miliziani uccisi dall’inizio delle ostilità, l’organizzazione guidata (sempre più faticosamente) da ciò che resta del comando politico e militare ormai decimato, appare «indebolita e isolata».

L’ordine impartito alle divisioni 98 e 162 è chiaro: trasformare l’area tra il confine e il fiume Litani in una «zona di annientamento» (killing zone space). Non si tratta più solo di distruggere tunnel o magazzini di razzi, ma di rendere il territorio militarmente impraticabile per chiunque indossi l’uniforme del “Partito di Dio”. Le operazioni a Bint Jbeil e Beit Lif sono il cuore di questa manovra di bonifica che mira a riportare i residenti del Nord di Israele nelle loro case, protetti da una fascia di sicurezza dove Hezbollah non potrà più respirare.

L’analisi di Zamir restituisce l’immagine di un Israele che si sente, forse per la prima volta da anni, in una posizione di netto vantaggio tattico. Il coordinamento con Washington ha neutralizzato la difesa aerea iraniana, lasciando il regime “nudo” di fronte alla tecnologia dell’aviazione israeliana.

Ma la sfida resta alta. Se da un lato Hezbollah arretra, dall’altro l’Iran resta una ferita aperta che minaccia di infettare le rotte commerciali mondiali. 

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