Scena pubblica dominata da terribili semplificatori e la democrazia è in pericolo
“È una discussione vecchia quanto la democrazia – scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera -. Le democrazie sono in grado di fronteggiare le difficoltà che derivano dall’ambiente internazionale? Il fatto di basarsi sulla libertà delle opinioni, il pluralismo, la divisione dei poteri, non le mette forse in svantaggio rispetto ai regimi autoritari? Sappiamo che le democrazie, quando sono coinvolte in guerre in cui sia in gioco la loro sopravvivenza, esibiscono virtù celate: i cittadini combattono con ardore e dedizione superiori a quelle dei sudditi di un regime autoritario. I cittadini combattono per difendere la propria casa, i sudditi per difendere la casa del despota. Per quanto grandi possano essere le sue magagne, quella ucraina è una democrazia: anche per questo gli ucraini tengono testa a un nemico sulla carta superiore. Gli aiuti esterni contano ma non servirebbero senza la loro determinazione. Ma una cosa è difendersi da un invasore, un’altra è la conduzione della politica estera in un ambiente instabile. In questo caso i dubbi sulle capacità della democrazia diventano leciti. Oggi lo sono più che in passato. Si pensi all’impatto della «democrazia dei social», che veicola messaggi semplicistici ed estremisti. Come si fa a gestire una saggia politica estera in queste condizioni? Quanto più diventa complicata la navigazione internazionale, tanto più la scena pubblica è occupata da «terribili semplificatori» che vendono certezze a un pubblico disorientato. L’Europa è nei guai. È divisa e avrebbe bisogno di una coesione che non ha. Le democrazie europee sono diverse: alcune meglio attrezzate di altre. Opposto è il caso dell’Italia, dove l’antipolitica è un tratto caratteristico. È banale osservare che servirebbero classi dirigenti all’altezza. Senza una convergente valutazione dei problemi, la democrazia italiana rischierà grosso. Non sarà possibile contrastare semplicismi e idee sbagliate. Le democrazie possono contare su grandi risorse. Ma sono anche fragili. I tempi non lo consentono”.





