Par condicio, legge da rivedere per adeguarla alle novità tecnologiche
Alberto Heimler ha dedicato un articolo su InPiù alla legge sulla par condicio.
Scrive: Quando nel 2000 fu varata la legge sulla par condicio che imponeva alle TV e alle Radio di mantenere un equilibrio specifico tra i tempi dedicati a raccontare l’azione del Governo e le opinioni al riguardo dell’opposizione, la situazione politica del Paese era totalmente diversa da quella attuale. Il Governo D’Alema di allora, preoccupato dello strapotere di Berlusconi nel mercato televisivo, temeva che la Sinistra potesse essere oscurata nelle televisioni di Mediaset e per questo intervenne per garantirle comunque uno spazio. Non si trattava però di una novità. Già in precedenza, nel 1990, la legge Mammì aveva imposto un certo equilibrio anche se solo di natura qualitativa nell’informazione televisiva sulle opinioni di tutte le forze politiche. La ragione principale di allora era che il PCI, principale partito dell’opposizione, era escluso dall’area del Governo e quindi se non si fosse dato spazio quotidianamente alle opinioni/posizioni di quel partito, esso rischiava di scomparireagli occhi dell’opinione pubblica.
Il meccanismo della par condicio previsto dalla legge n. 28 del 22 Febbraio 2000 è tuttora in vigore, sebbene le condizioni che ne avevano determinato l’adozione siano da tempo scomparse e destra e sinistra si fronteggino a ogni tornata elettorale, con ciascuna coalizione caratterizzata dalla medesima probabilità di vittoria. Al momento del confronto elettorale, quindi, come peraltro avviene in molti altri paesi, è naturale che ci debba essere un equilibrio nella copertura mediatica delle posizioni di Governo e opposizione. Nel corso della legislatura invece sembra un rituale stanco e ripetitivo accompagnare l’informazione di qualsiasi decisione/azionedel Governo con l’opinione al riguardo dell’opposizione, paradossalmente (ma non troppo) sempre critica. Invece di spiegare l’evento ai telespettatori si ritiene più importante nominare singolarmente le opinioni espresse al riguardo da vari leader dei partiti dell’opposizione. Non è informazione questa, è una formalità che dovrebbe essere interrotta. La grande ammirata BBC non è certo obbligata ad affiancare al racconto di qualsiasi decisione del Governo Starmer le opinioni al riguardo del partito Conservatore. Se ne parla quando viene il loro turno o quando c’è qualcosa di rilevante da raccontare! La diversità italiana non esiste più da decenni. Perché non adeguare le regole dell’informazione radio-televisiva italiana alla nuova realtà politica, sociale e, soprattutto, tecnologica?





